mercoledì 30 ottobre 2013

venerdì 25 ottobre 2013

Campagna per la socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti

Forse avete un CC Bancario alle Poste, il cosiddetto Banco Posta. E quindi dovreste aver ricevuto recentemente una "Richiesta informazioni da comunicare in Ufficio Postale".
Forse siete anche possessori di libretto di risparmio postale e/o di buono fruttifero postale: saprete quindi che tali risparmi vengono presi in carico e gestiti da Cassa Depositi e Prestiti (CdP), che:
  • fino al 2003 era un Ente dello Stato che serviva a finanziare, a tassi calmierati, gli investimenti degli Enti Locali, fuori da logiche di mercato;
  • dal 2003, CdP viene trasformata in SPA e le fondazioni bancarie entrano nel suo capitale sociale e da quel momento la sua funzione diventa privatistica, finalizzata alla produzione di  profitti , operando a tutto campo nell'economia del Paese a sostegno di puri interessi privati
Quello che il Forum per una Nuova Finanza Pubblica e Sociale gentilmente Vi chiede è di portare con Voi, al momento dell'incontro con l'Ufficio Postale, la "Dichiarazione del Cittadino Risparmiatore "  in merito alla destinazione del gettito ricavato dal risparmio postale e affidato a Cassa Depositi e Prestiti" (vedi sotto), nella quale, con esplicito riferimento all'articolo 47 della Costituzione, si chiede che la destinazione del gettito raccolto da CdP sia destinato al sostegno dell'economia sociale territoriale, finanziando a tasso agevolato gli investimenti degli Enti Locali.
Gentilmente vi chiediamo, inoltre, di:
  • portare con Voi due copie della Dichiarazione e farvene firmare una per ricevuta (quella che riporterete a casa)
  • comunicare al Forum, all'indirizzo  maggia75@gmail.com, l'esito di questo piccolo, ma significativo percorso di cittadinanza attiva.
Forum per una Nuova Finanza Pubblica e Sociale -
Campagna per la socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti
Trovate qui i la dichiarazione in word per l'uffico postale ed altri materiali da informativi da scaricare.  

giovedì 24 ottobre 2013

Considerazioni sull’incendio dell’ex merlettificio TURCK

In queste ultime settimane l'avvenimento di cui più si parla in città è senzaltro l'incendio dell'ex merlettificio TURK. Nei vari luoghi di incontro di Pinerolo si chiacchiera dell'accaduto; a volte un po' a vanvera, ma in genere si finisce per interrogarsi sulle cause che hanno provocato l'incendio, a chi/a cosa, potrebbe giovare, se finalmente si riuscirà a far uscire l'area  dall'interminabilmente lungo stato di abbandono/degrado, che fine verrà riservata all'edificio e a tutta l'area intorno.  Sperando che una seria inchiesta delle autorità preposte possa chiarire le cause e le dinamiche dell'incendio e che le "ciancie" cittadine su questo argomento si trasformino (mission impossible!?!) in dicussione aperta pubblica, costruttiva tra le varie differenti combriccole e/o gruppi, pubblichiamo qui un primo intervento a caldo sulla questione della rete delle associzioni  per il territorio. Chi vuole intervenire per dire la sua può come sempre utilizzare i commenti al post.




Quello che è bruciato nel pomeriggio della scorsa domenica non è solo un vecchio edificio industriale degradato, ma un pezzo della storia della nostra città.
Il Rio Moirano, protagonista per secoli dell’economia pinerolese, aveva infatti visto sorgere fin dal 1200 lungo il suo corso i primi impianti per la lavorazione della carta, i mulini, i filatoi e poi a metà del 1400 un paratoio per la lavorazione della lana, poi denominato “follone”.
Tale impianto, sopravvissuto alle gravi crisi provocate dalle dominazioni straniere e dalla peste che nel 1600 si abbatté sulla città, fu ristrutturato e ampliato nel settecento e divenne sede della nuova fioritura industriale cittadina, fino a dar lavoro a parecchie centinaia di operai.
La struttura interna, anche dopo la cessazione dell’attività manifatturiera nel 1977 mostrava ancora il grandioso impianto pensato nel 1765 dall’ing. Gerolamo Buniva, offrendo un esempio significativo di architettura industriale.
Molti di noi hanno sperato per anni di vedere il “follone” sottratto al destino di abbandono e degrado in cui ormai versava con una intelligente ristrutturazione che, come accaduto per altri antichi siti industriali piemontesi, tornasse a dargli vita e funzione.
Ma così non è accaduto. Il feroce incendio di domenica ha distrutto quanto era sopravvissuto ad assedi, guerre, epidemie, rendendo più agevole la radicale soluzione di “demolire tutto”. Così ancora una volta, Pinerolo perde un pezzo di se stessa, come fu negli anni ‘60 per la caserma del Vauban in Piazza Cavour o, sempre a metà del secolo scorso, per le case medievali all’inizio di Via Principi d’Acaia, sul lato sinistro .
Tutti noi siamo dunque un po’ più poveri, anche se molti neppure conoscevano il valore di quanto è andato perduto.
Se abbiamo perso un pezzo del nostro passato, speriamo che almeno il futuro dell’area possa diventare un terreno di confronto e di scelta collettiva per la comunità pinerolese. Da tempo molti hanno avanzato progetti e proposte sull’ampia area che comprende l’ex merlettificio e che si trova in una posizione di grande interesse, al centro della città. Vorremmo che su questi progetti si aprisse un dibattito con i cittadini, verificandone necessità ed eventuali proposte, anche nell’ottica di “restituire” almeno una parte dell’area all’uso pubblico con verde e servizi. Potrebbe essere proprio questo un esempio di quel metodo di partecipazione alle scelte sul futuro assetto urbanistico di Pinerolo che da tempo richiediamo, anche in relazione alla progettata Variante al Piano regolatore e che a nostro avviso costituisce lo strumento essenziale per una gestione democratica della città.

Arci Stranamore
Associazione ecologista per la sostenibilità
Italia Nostra – Pinerolo
Legambiente – Pinerolo
Libera Presidio “R  Adria”– Pinerolo
Osservatorio 0121
Salviamo i tumpi
Salviamo il Paesaggio

Pinerolo 19 ottobre 2013

martedì 22 ottobre 2013

LINUX DAY A TORRE PELLICE 26 Ottobre 2013

 

Sabato 26 ottobre 2013 ritorna, come ogni anno, l'appuntamento con il il Linux Day una giornata  nazionale dedicata a Linux ed al software libero.  Per il Pinerolese l'associazine SLiP organizza il Linux Day a Torre Pellice in via Roberto d'Azeglio 10, presso i locali della Civica Galleria Filippo Scroppo il 26 ottobre 2013, dalle 9:30 alle 17 circa.
Ci saranno conferenze divulgative sul software libero al mattino ed argomenti attinenti e la possibilità di farsi installare Linux sul proprio PC, fisso o portatile, al pomeriggio.
Se volete portare il vostro PC per l'installazione di Linux, per agevolare ed accelerare il lavoro dei volontari addetti all'assistenza potete sbrigare alcune delle operazioni già a casa vostra: fate un backup di tutti i vostri dati importanti (documenti, foto...).
Per conoscere il programma della giornata vedasi sito SLiP.  Ulteriori dettagli (livello nazionale) sono su http://www.linuxday.it.

domenica 20 ottobre 2013

1 MILIONE DI FIRME PER LA TASSA CONTRO LA SPECULAZIONE FINANZIARIA

1.000.000 di firme contro la speculazione finanziaria. E' la nuova iniziativa della Campagna Zero Zero Cinque per chiedere l'introduzione di una vera tassa sulle transazioni finanziarie e porre un freno effettivo alla speculazione finanziaria che ci ha condotti in questa crisi senza fine.  Firma qui!

Immagini e testo tratti dal sito  zerozerocinque:


L’Europa si affanna ormai da tempo per cercare una soluzione alla crisi economica causata da comportamenti irresponsabili di chi opera nel sistema    finanziario. Noi una proposta efficace ce l’abbiamo: la Tassa sulle Transazioni Finanziarie (TTF). Penalizzando le operazioni puramente speculative ad alta frequenza questa tassa contrasterebbe la speculazione sui mercati finanziari e aiuterebbe coloro che hanno maggiormente sofferto le conseguenze della crisi, senza aver minimamente contribuito a generarla.
Ad un anno dall’avvio in Europa della cooperazione rafforzata per introdurre la TTF in molti Paesi dell’Eurozona (tra cui l’Italia) c’è bisogno di dare nuova voce e nuova linfa alle tante persone che il cambiamento della finanza lo vogliono e che credono alla necessità di una seria ed efficace regolamentazione del mercato finanziario. La finanza speculativa sposta montagne di soldi. Non costruisce nemmeno una vite, ma 24 ore su 24 cerca solo il massimo profitto. Il valore degli scambi di “titoli” è immenso, rispetto a quello dell’economia che “fa le cose”. Lo scorso anno il valore complessivo dei derivati over the counter in circolazione sfiorava una cifra pari quasi a 9 volte il PIL mondiale. Con l’introduzione della TTF si mette fine a questo casinò-finanziario.

Ma le lobby della finanza stanno lottando strenuamente per impedirne l’introduzione. È una lotta impari perché loro hanno soldi e canali preferenziali ma noi siamo di più ed è giusto contrastare il potere di pochi intoccabili big. Sta a noi quindi contrattaccare. Mobilitiamoci per spingere i decisori politici verso una scelta giusta e radicale. Raggiungiamo 1 milione di firme e facciamo così sentire ai nostri governanti in tutta Europa ciò che vogliamo: con una piccola tassa si contrasta la speculazione e si ottengono risorse per promuovere politiche utili alle persone e  al pianeta.

Firma la 1 Million Petition è un gesto che ti permette di sentirti parte di un movimento globale di cittadini che chiedono una maggiore uguaglianza, trasparenza e equità nel mondo finanziario, per riportare la finanza al servizio dell’economia reale, cioè al servizio di tutti noi.


venerdì 18 ottobre 2013

Ebook: Common Properties

Segnaliamo la pubblicazione "Common Properties", scaricabile gratuitamente on line dal sito comune-info.net

"Common Properties» è una e-book gratuito distribuito da Comune-info. Prende nome e ispirazione dalla tre giorni promossa all’ex Colorificio liberato di Pisa dal Municipio dei Beni Comuni (20-22 settembre) e con questa si integra in modo inestricabile. Una bussola per il cambiamento. Interventi, tra gli altri, di John Holloway, Serge Latouche, Guido Viale, Paolo Cacciari, Stefano Rodotà, Andrea Baranes"
Leggi il primo e-book distribuito da Comune-info QUI

domenica 6 ottobre 2013

Omicidio plurimo premeditato

La vergogna per quanto è successo a Lampedusa interroga il nostro GAS e porta ciscuno di noi  ad intensificare l'impegno nella vita cittadina per approfondire la tematica, unire le forze ed aprirle verso l'accoglienza di questi nostri fratelli e sorelle.  
Come prima forte riflessione su quanto avvenuto riportiamo un commento di PIERLUIGI SULLO  ripreso dal sito: Democrazia KM0.
Omicidio plurimo premeditato
"Quello che è successo a Lampedusa non è “una tragedia”, come ripetono tutti i media. Tecnicamente, è un omicidio plurimo premeditato, aggravato dalla reiterazione. Nel linguaggio cui ci hanno abituato le infinite serie televisive “crime”, attorno alle coste del sud Italia è al lavoro un “serial killer”, anche se non si tratta di un solo individuo sociopatico o maniaco depressivo o semplicemente ossessionato dal gusto di uccidere, ma un assassino a sua volta plurale. 
La soluzione di questo sanguinoso thriller, inoltre, non è così semplice come i media e i politici dicono. Gli “scafisti” e gli organizzatori del traffico di esseri umani sono certamente parte del killer seriale, ma ne sono solo l’ultimo anello. Sono – precisamente – coloro che mettono a frutto una merce che, in quanto clandestina, ha un assunto un valore sproporzionato: il viaggio verso l’Europa. Si tratta dei governi del Nord Africa e dei loro emissari, complici e inerti nella persecuzione, nello sfruttamento e nei furti ai danni di chi viene da ancora più a sud, e da paesi in cui avvengono massacri, come la Siria: è un questo brodo che galleggiano gli imprenditori privati dell’affare, quelli che allestiscono i barconi precari e assumono gli “scafisti”.
Ma chi permette loro di organizzare questo traffico siamo noi, governi e paesi del nord, dell’Europa. I personaggi ed interpreti di questo omicidio di massa non sono solo i migranti che annegano o gli aguzzini che li hanno stipati su quei barconi. Basta vedere scorrere i titoli dei telegiornali, per leggere – come nei titoli di coda di un film – i nomi dei protagonisti della vicenda.
Il presidente del consiglio, Letta, dice che si tratta di una “immane tragedia”: ma lui, lodato in queste ore per la sua furbizia democristiana nel mettere in angolo Berlusconi, cos’ha fatto, da quando è a Palazzo Chigi, per evitare queste morti? Non fa parte di un partito, il Pd, che ha sempre tollerato, per lo meno tollerato, la politica di chiusura, le leggi che impediscono a chiunque – fosse anche un rifugiato da un paese in guerra – di mettersi in salvo in Italia, o in Europa, senza dover percorrere la via crucis che conduce eritrei e somali e siriani ad affogare a qualche metro dalla riva della Sicilia o della Puglia? Perché l’ultimo governo Prodi, di cui pure faceva parte Rifondazione comunista, non solo non ha in nessun modo riformato la legge Bossi-Fini ma anzi ha varato un decreto d’emergenza contro i “romeni”?
Certo, Letta ha nominato ministro dell’”integrazione” (di chi? Di quelli che non sono annegati prima?) una persona di origine congolese, la ministra Kyenge, ora in visita a Lampedusa. Tutti l’abbiamo difesa degli insulti di leghisti, razzisti e nazisti, ma di fronte alle centinaia di morti di Lampedusa (e tutti gli altri, e le migliaia di cui non sapremo mai nulla) non possiamo non chiederci, provando un insopportabile disagio: cosa ha fatto, la ministra, per meritarsi quegli insulti?
A Lampedusa è accorso anche l’uomo che ha trionfato su Berlusconi, Angelino Alfano, che è incidentalmente anche ministro degli interni. Inutile dire che lui è, ed è sempre stato, favorevole alla micidiale legge che porta il nome di un suo ex dirigente, Fini, e dell’ex capo dei leghisti, Bossi. Legge che, semplicemente, chiude ogni porta in faccia ad ogni profugo. Come pensa, Alfano, di cambiare registro, a parte la comparsata sull’isola e oltre ai rituali lamenti sull’Europa che “ci lascia soli”?
E il presidente della Repubblica, Napolitano, che di nuovo si duole per la “tragedia” e chiede una revisione delle norme sull’accoglienza dei profughi, non diede a suo tempo il suo nome a una legge sui migranti, la Turco-Napolitano, che inventò i Cpt, oggi Cie, cioè i lager in cui i migranti “clandestini” vengono relegati in una zona senza legge, né diritti, né via d’uscita che non sia l’espulsione (verso dove?). Quella legge, mi spiegò la ministra Livia Turco quando andai a chiederglielo (lavoravo all’epoca al manifesto) era divisa in due parti: la prima, severa, voleva reprimere gli ingressi clandestini (allestendo appunto quei lager dal nome paradossale: Centro di permanenza temporanea), ma la seconda avrebbe dato diritti e offerto integrazione a chi si metteva in regola. Quella seconda parte è rimasta sospesa, ancora si fanno file umilianti per i permessi di soggiorno, ancora non abbiamo deciso che chi nasce in Italia è ovviamente cittadino italiano, ancora una giungla di regole contraddittorie rende la vita impossibile a milioni di nostri vicini di casa. Cosa vuol fare Napolitano in proposito e per evitare che il serial killer colpisca ancora?
Il papa Francesco ha fatto un coraggioso viaggio a Lampedusa, ha detto cose impegnative sul tema, ha detto che i conventi vuoti vanno usati non come alberghi ma come luoghi di accoglienza per i profughi e i migranti, dopo le centinaia di morti di Lampedusa ha fatto sapere: “Una sola parola mi viene in mente: vergogna”. E ha fatto una affermazione scandalosa (nel senso evangelico) nella conversazione con Eugenio Scalfari: non esiste un Dio cristiano, esiste Dio e basta, e dunque i somali e i siriani e gli eritrei, di qualunque religione siano, sono tutti figli di Dio da amare e proteggere e accogliere; papa Francesco cosa farà ora? Inviterà tutte le parrocchie, tutti i cristiani, a insorgere perché il massacro termini?
Ma ancora: l’Unione europea, tanto severa nel castigare chi viola le regole dlel’”austerità”, tanto occhiuta nell’esaminare i bilanci degli stati, cosa intende fare per i suoi vicini del sud? E’ evidente che fingere che non esistano, salvo fare affari con dittatori orrendi o partecipare a guerre “umanitarie”, comporta questo sgradevole sottoprodotto: esseri umani in fuga. In fuga, ovviamente, verso qualche posto in cui ci si possa salvare la vita, magari perfino lavorare per mantenere se stessi e le famiglie. Invece stabilisce che chi riesce ad approdare precariamente, ancora in vita, a un paese europeo del sud, Grecia o Italia, lì debba restare. Perciò i kurdi o i siriani acciuffati sui traghetti in arrivo dalla Grecia, ad esempio ad Ancona, vengono subito rispediti indietro.
Qualcuno ha raccontato come vivono i migranti in Grecia, la favela del porto di Patrasso, per esempio, con le aggravanti  del saccheggio economico e sociale che colpisce i greci e quello delle bande fasciste di Alba Dorata che danno loro la caccia. Ma il governo, i media, la Commissione europea si sono impressionati? No, hanno replicato con l’indifferenza e il cinismo.
Migranti annegano non solo nel Canale di Sicilia, ma anche nello Stretto di Gibilterra, e nell’Atlantico, sulla rotta tra l’Africa e le isole Azzorre. Frega a qualcuno? Qualche giorno fa è passata inosservata anche la notizia che gruppi di migranti africani hanno dato l’assalto al Muro che divide il Marocco dalla colonia spagnola di Melilla, sul Mediterraneo: tempo fa andammo a Bamako, nel Mali, e persone che avevano cercato di percorrere quella via, prima il deserto, poi le persecuzioni dei marocchini, infine i reticolati di Ceuta e Melilla, ci mostrarono le cicatrici delle fucilate con cui i poliziotti spagnoli li avevano respinti. Il fatto è che l’Europa non lascia sola l’Italia, lascia sola se stessa, nega quel che racconta di sé, il suo riscatto dall’orrore tutto europeo dell’antisemitismo e dell’Olocausto, e del colonialismo, ciò che costituisce il fondamento morale dell’Unione.
Indignazione, certo, e stanchezza nell’osservare inerti gli omicidi di massa. Questi sono i sentimenti che dovremmo provare. Chiunque dice che vorrebbe un modo diverso di vivere, che si mobilita per uno qualunque degli insulti che questo modo di vivere infligge invece alla società, dovrebbe fare qualcosa, subito."