domenica 4 novembre 2012

Invito a firmare on line la petizione "Meno Rifiuti Più Benessere in 10 mosse"

 
In vista della settimana europea per la riduzione dei rifiuti (17-25 novembre 2012) invitiamo ad aderire alla campagna  "Meno rifiuti più benessere in 10 mosse" firmando on line.  La campagna promossa dall'Associazione Comuni Virtuosi - in collaborazione con Italia Nostra e Adiconsum - è finalizzata a chiedere al mondo dell'industria e della distribuzione di prendersi carico di prodotti e imballaggi che immettono in commercio.
Potete leggere le 10 mosse richieste alle aziende per alleggerire l'impatto ambientale di imballaggi e articoli usa e getta, e poi... Firmare la petizione per sostenere la campagna!
 
 MENO RIFIUTI - PIÙ BENESSERE in 10 mosse
 
I parte: Gli argomenti della premessa

- La produzione dei rifiuti è destinata ad aumentare a livello mondiale
- L'Italia si colloca tra i paese membri meno performanti nella gestione dei rifiuti in Europa
- Il Rapporto rifiuti Urbani 2012 dell'ISPRA non presenta miglioramenti di rilievo
- La roadmap europea indica come indispensabile un uso efficiente delle risorse
- La maggior parte dei comuni italiani non ha raggiunto gli obiettivi di raccolta differenziata ( 60%) previsti per legge al 2011
- Il riciclo eco efficiente, motore di un'economia green che crea nuovi posti di lavoro e riduce la dipendenza dalle importazioni di materie prime ed energia
II parte : I motivi dell'appello al mondo della produzione e distribuzione contenuto nel documento
-Gli Enti locali non dispongono di risorse per affrontare aumenti dei costi di gestione dei rifiuti e per finanziare programmi di miglioramento della RD
-La prevenzione dei rifiuti e la produzione ecocompatibile di prodotti e imballaggi inclusa la loro piena riciclabilità ( ma anche le possibilità di riuso riparazione, ecc, insite nei beni) è un processo che viene determinato dalla fase di progettazione e quindi dalle aziende
-La migliore delle raccolte differenziate possibile che gli enti locali possono realizzare deve fare i conti con i limiti di progettazione ed ecodesign dei materiali e oggetti raccolti. Il riciclaggio, ad esempio, è un processo industriale che richiede un flusso continuo di materiali idonei reperibile alla fonte e uno sbocco di mercato garantito.
-E' necessario un gioco di squadra da parte di tutti i portatori di interesse per ridurre gli sprechi e le diseconomie, abbassare i costi gestionali dei processi e recuperare risorse per il benessere comune.
Leggi la II parte del documento e l'elenco delle 10 azioni che trovi anche elencate in questa pagina. clicca qui>>
Scarica qui il documento completo>>
 

10 AZIONI PER L'INDUSTRIA UTILIZZATRICE DI PACKAGING E LA GRANDE DISTRIBUZIONE ORGANIZZATA DA METTERE IN PRATICA SENZA INDUGI E PROMUOVERE CON UN'APPROPRIATA COMUNICAZIONE

1) Sostituire tutti gli imballaggi non riciclabili, che impediscono un riciclo efficiente o che compromettono la qualità del riciclo con imballaggi riciclabili andando verso l'impiego di monomateriali (o imballaggi di più materiali, tra di loro facilmente separabili e per i quali esista una filiera del riciclo). Inoltre nell'impiego di materiali teoricamente riciclabili o compostabili come ad esempio il PLA (o acido Poli-lattico) va verificato se la filiera di raccolta esistente al momento sul territorio nazionale è in grado di gestire il materiale senza disfunzioni e se lo stesso può essere effettivamente compostato o riciclato con metodologie meccaniche o chimiche. Stessi accorgimenti sono applicabili dal mondo della grande distribuzione organizzata (GDO) per il packaging dei prodotti a marca propria e nei confezionamenti dei prodotti alimentari che avvengono nei punti vendita.

2) Ridurre il peso degli imballaggi con l'eliminazione dei doppi imballaggi e componenti accessori all'imballaggio superflui e la messa in commercio di prodotti iperconcentrati o allo stato solido. Tra i doppi imballaggi (o packaging secondario) di cui si può fare a meno ci sono le confezioni di cartoncino che contengono dentifrici o altri prodotti di detergenza per il corpo e gli involucri impiegati per avvolgere le due confezioni di caffè macinato utilizzati da molte marche note, sostituibili con una grafica dell'imballaggio primario che evidenzi l'impossibilità di un acquisto separato delle 2 unità. Alcuni componenti accessori dell'imballaggio, oltre a complicare conferimento e riciclaggio quando non separabili, costituiscono uno spreco evitabile come ad esempio tappi e fascette per richiudere le confezioni ma anche i manici dei flaconi. Si può tranquillamente tornare a fare a meno dei tappi a vite o a linguetta applicati a contenitori in tetrapack soprattutto quando termosaldati e difficilmente separabili. Esistono in commercio soluzioni riutilizzabili che possono assolvere alle stesse funzioni garantite dalle parti accessorie (come clip e mollette per richiudere le confezioni al posto delle fascette). Ripensare le formulazioni dei prodotti in particolare nel settore della detergenza dove il principale ingrediente è l'acqua e mettere a disposizione prodotti iperconcentrati o in forma solida si possono evitare tonnellate di plastica, ridurre i viaggi dei camion e le emissioni di Co2 complessive dovute alla produzione, distribuzione e riciclo del packaging.

3) Sostituire o eliminare negli imballaggi quelle componenti che ne impediscono o complicano il riciclaggio come le etichette sleeves e l'uso di additivi, coloranti e composti esterni. Le etichette sleeves che rivestono tutto il contenitore creano enormi problemi quando sono di diverso materiale plastico rispetto al contenitore che rivestono. Per motivi tecnici ed economici vengono scelte in PVC in molti casi e applicate su contenitori in PET. Questa pratica compromette il riciclaggio sin dalle prime fasi di selezione. A causa della sleeve in PVC il contenitore in PET non viene riconosciuto dai lettori ottici degli impianti di selezione automatica e viene scartato finendo in discarica o negli inceneritori visto anche l'insostenibilità economica della selezione e rimozione manuale dell'etichetta. Se le bottiglie di plastica delle bevande fossero tutte di PET trasparente la riciclabilità sarebbe ottimale (evitando selezioni per colore e massimizzando il valore del materiale riciclato) ed è per questo motivo che in Giappone è consentito produrre solo bottiglie trasparenti.

4) Ottimizzare l'impiego dei materiali e del design dei contenitori ai fini di un riciclo efficiente. Una nota marca ha lanciato una nuova confezione basica senza manico e in PET per un suo detersivo comunicando i motivi della scelta. Una riduzione dell'eterogeneità delle plastiche con l'utilizzo di polimeri più pregiati ai fini del riciclo è stata perseguita recentemente da aziende leader della GDO in Canada dove per il confezionamento in house verranno usati contenitori e vaschette termoformate in PET invece che in PVC . Questa decisione ha non solamente sottratto il pvc alle discariche e soprattutto dagli inceneritori (il pvc è il precursore delle famigerate diossine) ma sta condizionando anche le decisioni sul packaging che le aziende di marca stanno prendendo.

5)Promuovere l’uso di contenitori a rendere (anche in plastica infrangibile)

6)Utilizzare ove possibile materiale riciclato
per realizzare il packaging al posto di materia vergine.

7) Adottare un sistema di marcatura/etichettatura degli imballaggi che possa comunicare in modo chiaro e trasparente al consumatore il grado di riciclabilità dell’imballaggio stesso. Sulla base di questo grado di riciclabilità potrebbe essere fissato il livello di contributo ambientale che tale imballaggio deve pagare al sistema di raccolta.
8) Nei punti vendita della GDO: favorire la nascita di circuiti specifici a “filiera breve” raccolta-riciclo-riprodotto, anche con sistemi a cauzione come avviene ad esempio in molte catene GDO centro europee.

9) Nei punti vendita della GDO: eliminare l'imballaggio eccessivo e ridurre il consumo di sacchetti monouso per l'ortofrutta.
Per quanto riguarda alcuni prodotti alimentari confezionati in loco (ad es i formaggi) è possibile ridurre l'imballaggio alla sola pellicola eliminando i vassoi in polistirolo. Nel settore ortofrutta si può ridurre il consumo di sacchetti monouso mettendo a disposizione dei clienti una soluzione riutilizzabile come i retini in cotone o poliestere proposti dalla campagna Porta la Sporta con l'iniziativa Mettila in rete.

10) Nei punti vendita della GDO: favorire un cambio di abitudini che spinga i cittadini consumatori al riutilizzo di contenitori portati da casa e all'adozione di prodotti con parti intercambiabili adatti all'uso multiplo in quanto unica strategia possibile ed efficace per ridurre il consumo usa e getta. Per quanto riguarda i prodotti acquistabili sfusi con contenitori riutilizzabili del settore detersivi e detergenti per la casa e la persona è stato rilevato da negozi specializzati in prodotti sfusi che, quanto più ampio è l'assortimento a disposizione dei clienti, tanto maggiore diventa lo smercio con questa modalità. La GDO può guidare le scelte dei consumatori dalle versioni usa e getta a versioni adatte all'uso multiplo mettendo a disposizione e valorizzando queste ultime. Partendo da un oggetto usato quotidianamente come lo spazzolino da denti va notato che l'offerta di modelli con testine intercambiabili è quasi inesistente o poco visibile. Solamente la Coop ha in assortimento un modello di spazzolino con testine intercambiabili a marca propria (realizzato in Italia) in tutti i punti vendita. Tutti i modelli di spazzolini presenti in assortimento sugli scaffali delle maggiori insegne della GDO sono spazzolini monouso che per lo più arrivano dalla Cina, tranne un unico modello che non è però capillarmente diffuso nei punti vendita.
 

sabato 3 novembre 2012

Il 4 novembre esponiamo le bandiere arcobaleno nelle cerimonie ufficiali


Campagna nazionale del Centro per la Pace di Viterbo, del Movimento Nonviolento e di PeaceLink
Tutti possono fare qualcosa per ripudiare la guerra e prendere le distanze dall'"inutile strage di ieri" e dalle guerre di oggi.
Alessandro Marescotti [articolo tratto dal sito Peacelink]


Quattro cose per ripudiare la guerra il 4 novembre
La "festa" del 4 novembre fu una ricorrenza istituita dal fascismo per trasformare le vittime di una spietata guerra - non voluta dalla gran maggioranza degli italiani e che oggi non sarebbe consentita in quanto non era difensiva - in eroi coraggiosi che si immolavano per la Patria. Furono costruiti monumenti ai caduti e agli insegnanti fu chiesto di celebrare le forze armate. Questa eredità non è stata sufficientemente sottoposta a critica con l'avvento della Repubblica. Ecco perché un sano esercizio civile è quello di riappropriarsi, ai sensi dell'articolo 11 della Costituzione, della storia nazionale per ripudiare la guerra e la sua dannosa retorica.
Per il 4 novembre chiunque può fare alcune cose semplici ed efficaci. Ne segnalo quattro.
 
1) La prima è semplicissima: esporre la bandiera della pace durante la cerimonia ufficiale. E' stato già fatto e non è rischioso. Vedete questa foto a destra? Un militare rimane stupito e guarda a sinistra la bandiera della pace che spunta durante la celebrazione ufficiale a Taranto, in Piazza della Vittoria. Nessuno è stato denunciato, il tutto si è svolto senza problemi. Basta infatti portarsi in tasca un foglietto con tutte le norme e dimostrare che non si sta violando nessuna legge esponendo la bandiera arcobaleno. Le norme si possono scaricare da PeaceLink cliccando su : http://www.peacelink.it/pace/a/2011.html
L'importante è esporre la bandiera della pace in silenzio, senza recare alcun disturbo in modo da non violare l'articolo 654 del Codice Penale:
Art. 654 Grida e manifestazioni sediziose
Chiunque, in una riunione che non sia da considerare privata a norma del n. 3 dell’art. 266, ovvero in un luogo pubblico, aperto o esposto al pubblico, compie manifestazioni o emette grida sediziose è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a un anno



2) La seconda cosa da fare è quella di documentare l'azione nonviolenta. Durante il gesto simbolico è infatti importante essere filmati e fotografati in modo da mettere sul web le immagini. Se si dispone di uno smartphone le immagini possono finire in tempo reale su Facebook.
 
3) La terza cosa si scarica facilmente dal web e consiste nella distribuzione di un volantino di informazione. Questo per diffondere una corretta informazione storica. Chiunque può costruirsi un volantino o un dossier cercandosi le informazioni ma se non si ha tempo per confezionare un testo ve ne è già uno pronto sul web, ben impaginato e lo si trova a questo indirizzo:
Nel volantino vi sono le straordinarie parole di un soldato che, con linguaggio sgrammaticato ma efficace, scrive al re esordendo così:
"Maestà inviamo a V.M. questa lettera per dirvi che finite questo macello inutile. Avete ben da dire voi, che è glorioso il morire per la Patria. E a noi sembra invece che siccome voi e i vostri porchi ministri che avete voluto la guerra che in prima linea potevate andarci voi e loro. Ma invece voi e i vostri mascalzoni ministri, restate indietro e ci mandate avanti noi poveri diavoli...”

Dare risalto mediatico all'iniziativa
L'esposizione della bandiera della pace durante la celebrazione del 4 novembre deve essere ben motivata, contattando i giornalisti e rilasciando una dichiarazione nella quale occorre spiegare che siamo contro le missioni militari che violano l'articolo 11 della Costituzione, contro l'acquisto di 131 cacciabombardieri F35 e per la conversione di quelle spese militari in spese di pace


4) Infine la quarta cosa: organizzare a scuola un momento di riflessione sulla guerra. Possibilmente all'interno di un percorso complessivo di educazione alla pace. Ed è quello che farò. Su PeaceLink è disponibile una “Storia della pace” a questo indirizzo www.peacelink.it/storia nella quale è dedicato ampio spazio a quanto è accaduto durante la prima guerra mondiale. Per i 150 anni di Italia unita un po' di controinformazione storica non guasta.

Alessandro Marescotti

www.peacelink.it

venerdì 2 novembre 2012

Il Comitato acqua pubblica provincia di Torino annuncia: SMAT,ATO3 e Comune di Torino devono cambiare registro. Stanno diventando gli avversari dei cittadini-utenti.

 
Il 31 ottobre, l’Assemblea degli azionisti SMAT si è trasformata in una zuffa sulla ripartizione del 44% degli utili SMAT tra i Comuni soci.
Sono stati oggetto di pesanti attacchi i Comuni di Rivalta e Avigliana, che hanno richiamato l’Assemblea al rispetto della volontà popolare espressa con il Referendum del 12 e 13 giugno 2011 che ha abrogato la quota del 7% di remunerazione del capitale investito, che SMAT continua ad addebitare nella bolletta dell’acqua e che produce gli utili suddivisi poi tra i Comuni soci
Dal 21 luglio 2011, data di pubblicazione dell’esito referendario sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, quella quota è illegale, SMAT compie un abuso nel continuare ad incassarla e contro questa illegalità il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua invita i cittadini-utenti all’Obbedienza Civile, e cioè a pagare SMAT solo l’importo legale della bolletta e cioè quello ridotto del 16,32 per il 2012 e del 15,35% per il secondo semestre 2011.
 
I Sindaci dei Comuni soci SMAT dovrebbero sapere che gli utili per i quali litigano sono ILLEGITTIMI, quel denaro va restituito ai cittadini-utenti.
 
Il Comitato Provinciale Acqua Pubblica Torino
- è grato ai Sindaci di Rivalta e di Avigliana e dei Comuni che con il loro voto in Assemblea, hanno bloccato l’ILLEGITTIMA distribuzione di utili che devono INVECE essere restituiti agli utenti.
- chiede agli altri Comuni soci SMAT di condividere tale posizione per rispettare la volontà popolare espressa nel Referendum del 12 e 13 giungo 2011
- ricorda al rappresentante del Comune di Torino che il Consiglio Comunale della Città, con Mozione n. 66 del 9 luglio 2012, lo ha impegnato ad “attivarsi presso l’Autorità d’Ambito e il Consiglio di Amministrazione di SMAT per eliminare la voce “remunerazione del capitale investito” in attuazione della lettera del secondo quesito referendario del 12 e 13 giugno 2011.
Forum Italiano dei movimenti per l'acqua.
Comitato provinciale acqua pubblica Torino

Di seguito pubblichiamo il Comunicato Stampa firmato dal Sindaco di Rivalta e dal Vice Sindaco di Avigliana.

COMUNICATO STAMPA
Ieri si è svolta l’assemblea dei soci SMAT con all’odg l’approvazione della modalità di ripartizione della quota del 44% dell’utile netto d’esercizio 2011, precedentemente imputata ad “Altre riserve” dall’assemblea del 26 giugno 2012.

I comuni di Rivalta e Avigliana si sono astenuti, e i voti favorevoli non sono stati sufficienti ad approvare la delibera.

Già a giugno il comune di Rivalta, insieme ad Avigliana, Settimo e Nichelino, si era astenuto, non ravvisando nella composizione del bilancio una quota sufficientemente significativa da destinare alla restituzione ai cittadini del 7% della remunerazione del capitale, così come determinato dalla schiacciante vittoria referendaria.

Nella proposta di ripartizione posta ieri in votazione nulla è cambiato e dunque la posizione di Rivalta e Avigliana si è riconfermata: le Amministrazioni si schierano senza se e senza ma dalla parte del rispetto della volontà referendaria.

Denunciamo altresì la scelta del governo nazionale di affidare ad una “authority” la gestione del problema, concentrando in una sola sede questioni di grande rilievo ed espropriando ancora una volta le amministrazioni locali del loro ruolo.

L’esito dell’assemblea ha congelato di fatto gli utili da suddividere tra i comuni e verrà riproposta tra 30 giorni: auspichiamo che la nuova delibera contenga segnali concreti di rispetto della volontà referendaria e respingiamo il tentativo della città di Torino di far valere, contrariamente ai patti sottoscritti, la sua consistente proprietà di azioni. Indubbiamente incassare denaro, per i comuni, in questa fase è assai importante: tutti siamo in sofferenza nel dare risposte ai nostri cittadini e nel tentare di garantire un livello minimo di servizi: ma non si può cercare di risolvere questa situazione deprivando i cittadini stessi di altri diritti derivati da una inequivocabile espressione di volontà popolare.

Il sindaco di Rivalta Mauro Marinari

Il vice sindaco di Avigliana Rino Marceca
 
 

lunedì 29 ottobre 2012

Trasporti locali: pubblicato in internet un bel video sul taglio della linea Torre Pellice-Pinerolo, prodotto in collaborazione con il Comitato Treno Vivo Valpellice

 
Linee prima e dopo i tagli della Regione
 
Grazie a Maurizio Bongioanni e a Mauro Ravarino è stato prodotto con  la collaborazione del Comitato Treno Vivo Valpellice questo video  molto bello sul taglio della linea Torre Pellice - Pinerolo.  Potete vederlo cliccando sul seguente link:
http://www.fainotizia.it/inchiesta/02-10-2012/trenitaglia-il-caso-della-val-pellice

Inseriamo per chi non conosce il problema un breve testo riassuntivo della questione (peraltro ancora aperta) ripreso dal blog di Legambiente Val Pellice che ha conferito al comitato Treno Vivo  la Bandiera Verde della Campagna Carovana delle Alpi anno 2012 
 
Con la scusa dell'efficienza e del risparmio l’assessorato ai Trasporti della Regione Piemonte ha deciso di cancellare 12 linee ferroviarie a partire dallo scorso giugno. Sotto la scure dei tagli sono finiti i cosiddetti “rami secchi” della rete piemontese, linee che, secondo i calcoli della Regione, garantirebbero meno dell'8% della copertura dei costi con i proventi derivanti dalla vendita di biglietti e abbonamenti, contro un valore atteso pari ad almeno il 35%. In tutta la regione è tuttora in corso una strenua opposizione al provvedimento da parte dei comitati pendolari, delle associazioni ambientaliste, dei sindacati e degli amministratori locali. Una delle tratte colpite è la linea ferroviaria tra Torre Pellice e Torino che, entrata in servizio nel lontano 1882, ha da sempre rappresentato il mezzo principale di collegamento tra la Valpellice e il capoluogo.
Qui il Comitato Treno Vivo ha messo in atto diverse iniziative per difendere il treno locale dimostrandosi un bellissimo esempio di democrazia partecipata a cui hanno preso parte i pendolari, le associazioni, gli amministratori (tutti i paesi da Pinerolo a Torre Pellice sono rappresentati), ma anche tanti comuni cittadini della Valpellice spinti dalla consapevolezza che il treno sia una risorsa imprescindibile per un territorio montano che vede di anno in anno i propri servizi spostarsi verso le aree metropolitane.
Aperitivi sul treno, camminate per i sentieri e i viottoli lungo i binari, oltre che manifesti per ricordare i vantaggi dello spostarsi a basse emissioni sono alcune delle azioni che hanno animato le settimane di mobilitazione. Dal punto di vista tecnico l’obiettivo del Comitato è stato quello di dimostrare che in un ambiente alpino i parametri adottati dalla Regione per giustificare la soppressione della linea ferroviaria non sono applicabili: sulla Torre Pellice–Pinerolo il rapporto tra la copertura dei costi con i proventi derivanti dalla vendita di biglietti si attesterebbe poco sotto il fatidico 8% (7,4%). Raggiungere il 35% vorrebbe dire moltiplicare per 4 il numero di viaggiatori attuali cioè occorrerebbero almeno 4000 viaggiatori al giorno, ma gli abitanti della Valle sono appena 23.000, e di questi si spostano per lavoro fuori dal comune poco più 4000 unità, conteggiando anche coloro che raggiungono i comuni nelle immediate vicinanze. Difficile quindi ipotizzare di averli tutti sulla linea ferroviaria. Il Comitato Treno Vivo ha inoltre redatto un dossier, presentato alla Provincia di Torino e alle opposizioni regionali, con diverse proposte per il rilancio del servizio ferroviario. Il Piemonte possiede una rete ferroviaria diffusa e a copertura quasi totale della regione. Una delle migliori in Italia, da più di mezzo secolo predisposta per essere colonna vertebrale per il sistema-trasporto regionale e nazionale/internazionale. La difesa di tutti i suoi segmenti è il presupposto indispensabile per una futura reale mobilità sostenibile. In un territorio dove il cambio di destinazione d'uso dei terreni può avvenire con metodi piuttosto repentini, la cancellazione di alcune tratte ferroviarie costituisce una falla irreversibile, e irrecuperabile se non si interviene in tempi brevi. La lotta di comitati come Il treno vivo Val Pellice oggi costituisce uno dei pochi argini che si frappongono alla devastazione in atto.
 

domenica 28 ottobre 2012

Nuove Municipalità : una sfida per il futuro. Un contributo alla discussione sulla revisione delle Provincie e dei Comuni in Italia

 
[articolo di Simone Zuin dal suo Blog Rosso di sera] Stiamo perdendo una grande occasione. Il dibattito apertosi negli ultimi mesi circa la riformulazione territoriale di alcune Istituzioni, oggi più che mai raccontate dai mass media per gli scandali legati a cattiva gestione e allo spreco di denaro pubblico, langue ed a tratti pare essere mera propaganda politica. Mi riferisco alla sorte a cui dovrebbero essere destinati Provincie e Comuni.
Con l’obiettivo dichiarato di eliminare sprechi e ridurre i costi della politica, da più parti si chiede la cancellazione delle Provincie e si vorrebbe spingere i Comuni più piccoli a consorziarsi.
Quello che in realtà sta accadendo invece è un timido ridimensionamento territoriale delle prime e un poco convinto tentativo di obbligare i secondi a trovare forme consociative.
Questa discutibile strategia denota una buona dose di miopia nelle azioni del Legislatore, in quanto la programmazione del nuovo riassetto delle circoscrizioni territoriali è legata esclusivamente all’ambito economico.
Non si considerano invece altri aspetti che in futuro saranno strategici, come la definizione di forme concrete di democrazia partecipativa e le sfide lanciate dalla finitezza delle fonti fossili di energia.
Se vogliamo mettere in discussione le Provincie ed i Comuni (e aggiungerei le Regioni), si dovrebbe farlo osando pensare ad una visione più ampia e proiettata verso il futuro.
Dovrebbe ad esempio essere ridefinito il concetto di “Comune” rispetto a come lo conosciamo oggi. Non più esclusivamente un luogo con una connotazione geografica di carattere prevalentemente storico, ma un’area omogenea sotto l’aspetto culturale, economico e sociale, con limiti geografici tali da permettere una reale implementazione di una rete di relazioni personali ed economiche.
Va poi definita l’interazione di queste realtà autonome con lo Stato. Proviamo a pensare allo Stato inteso come una rete, non gerarchica, di Municipalità (o eco-regioni) autonome, formate a loro volta da reti concentriche di Comuni, dove sia possibile attuare una “democrazia di prossimità”, ovvero una più avanzata forma di governo popolare che permetta ai cittadini di partecipare a tutti i livelli dei processi decisionali.
Si otterrebbero così piccole unità politiche in grado di garantire i servizi primari e interconnesse tra loro, direttamente controllate dai cittadini, inserite in realtà più grandi: le Municipalità.
Nell’ottica della transizione, ovvero ponendosi l’obiettivo di preparare le comunità ad affrontare la doppia sfida costituita dal riscaldamento globale e dal picco del petrolio, le Municipalità dovrebbero essere dimensionate al fine di aspirare, quanto meno, a garantire l’autosufficienza alimentare dei cittadini che le abitano.
Le nuove Municipalità quindi devono essere caratterizzate da una certa omogeneità ambientale, ed ovviamente anche storica, culturale e linguistica. Per poter organizzare tutto questo i confini delle Municipalità non devono necessariamente corrispondere ai confini dello Stato così come lo conosciamo oggi, dovrebbero invece poter essere dinamici, quindi facilmente aggiornabili, per poter rimanere in costante contatto e scambio con le Municipalità confinanti, nonché per poter garantire il senso di appartenenza e di identità delle popolazioni che le vivono.
Argomenti, questi, molto lontani dalla politica dei partiti e dai salotti televisivi, ma non per questo i movimenti ambientalisti (in special modo quelli d’ispirazione decrescentista) possono esimersi dal richiedere un aggiornamento dell’agenda politica nazionale che permetta di portare in primo piano la necessità di rivedere il concetto di Comune e Municipalità nell’ottica di quanto ci aspetta nel prossimo futuro.

martedì 23 ottobre 2012

Linux Day 2012 a Torre Pellice il 27 Ottobre

Il 27 ottobre, dalle 9:30 alle 17:00 circa Torre Pellice, via Roberto d'Azeglio 10, presso i locali della Civica Galleria Filippo Scroppo si terrà la giornata pinerolese  del Linux Day 2012
Ci saranno conferenze divulgative sul software libero al mattino ed argomenti attinenti e la possibilità di farsi installare Linux sul proprio PC, fisso o portatile, al pomeriggio.
Se volete portare il vostro PC per l'installazione di Linux, per agevolare ed accelerare il lavoro dei volontari addetti all'assistenza potete sbrigare alcune delle operazioni già a casa vostra: fate un backup di tutti i vostri dati importanti (documenti, foto...).
Tutto gratis ed aperto al pubblico.

Programma definitivo

 


lunedì 22 ottobre 2012

Valorizzazioni urbanistiche a Pinerolo.

Il Forum Salviamo il Paesaggio. Difendiamo i territori. Pinerolese interviene nella discussione sul tema, scottante per Pinerolo, delle valorizzazioni urbanistiche inviando una lettera ai rappresentanti comunali. Il tema è in discussione in queste settimane in commissione urbanistica  anche in seguito alla richiesta della ex Beloit per un cambio di destinazione d'uso ripetto alla regola urbanistica (piano regolatore) da indutriale a residenziale di un'area di sua proprietà.  Al fondo del presente articolo abbiamo inserito alcuni Link utili a chi è interessato ad approfondire l'argomento.
 
 
Al Sindaco
Agli Assessori
Al Presidente del Consiglio comunale
ai Consiglieri
della Città di Pinerolo
È in discussione presso la Commissione Urbanistica del nostro comune una deliberazione contenente criteri e procedure di valorizzazione urbanistica delle aree industriali in dismissione. La decisione di adottare un tale atto ci preoccupa grandemente per i motivi di seguito illustrati.
La crisi, innescata dalla speculazione, viene alimentata dalla sovrapproduzione di beni che, poi, restano invenduti. Ciò è particolarmente evidente nell’edilizia. Si è costruito tanto, troppo e, dal punto di vista della qualità architettonica e del risparmio delle risorse energetiche, in modo, a dir poco, disastroso. Sono molte le case invendute ed i capannoni vuoti: non trovano acquirenti e questo ne riduce il valore di mercato, vanificando la garanzia a copertura dei mutui. I prezzi scendono ma non abbastanza da compensare l’impoverimento che la crisi ha prodotto, soprattutto su chi vorrebbe comprar casa. Difficoltà che aumentano mancando la sicurezza data da un posto di lavoro stabile. In questo quadro Pinerolo non fa eccezione, sono migliaia, infatti, in città vani non utilizzati: un grande spreco di risorse reso possibile anche da un Piano Regolatore, che alla luce dei fatti è risultato fortemente sovradimensionato. Fu un errore di pianificazione (o forse il preciso mandato del “partito trasversale del cemento”) che da più parti è stato successivamente riconosciuto, ma senza che si sia posto ancora mano ad una seria revisione.
Nonostante l’evidenza dei danni che, l’eccessivo consumo di suolo e la sua impermeabilizzazione hanno creato al territorio italiano, la legge 106/2011, la cui applicazione viene in questi giorni discussa in Comune, rende più agevole costruire ancora. Come? Con le deroghe al P.R.G.C. Si parte con le aree industriali che la proprietà vuole dismettere (una richiesta, in tal senso, è già pervenuta al Comune dalla P.M.T. – ex Beloit). In genere, l’elemento essenziale per convincere tutti è il ricatto occupazionale. Anche se, l’esperienza mostra, che l’aggiornamento degli impianti produrrà altri esuberi … A seguire verranno: la realizzazione di volumetrie aggiuntive in deroga al piano regolatore, il mutamento di destinazione in atto (non solo per quella industriale), la demolizione e la ricostruzione degli edifici anche con modifica di sagoma … Tutte operazioni che l’articolo 5 della legge prevede possano sovrapporsi al P.R.G.C. Già si parla, in Città, di varie possibili iniziative simili, che porterebbero ad aggiungere nuove costruzioni a quelle previste da un piano regolatore che, nei propositi elettorali della maggioranza, sarebbe dovuto “dimagrire”.
La legge, peraltro, secondo noi, è scritta male. La terminologia fantasiosa quanto generica (“razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente”, “tessuti edilizi inorganici o incompiuti”, “destinazioni tra di loro compatibili e complementari”, “armonizzazione architettonica con gli edifici esistenti”, …) si presta a diverse interpretazioni e può generare scelte “disinvolte”. E’ facile prevedere contenziosi. “Valorizzazione”, “perequazione”e “contrattazione”, apparentemente, sembrano strumenti messi a disposizione dell’urbanista ma In realtà sono il grimaldello con il quale viene scardinato il processo di pianificazione con il risultato di subordinare l’interesse pubblico a quello privato. E’ del tutto evidente che si sostituisce, al sistema delle regole certe, una contrattazione nella quale emerge, come soggetto “forte”ed unico interlocutore della “politica”, chi detiene una proprietà fondiaria.
Ad esempio “valorizzare”, come appare in tutta chiarezza, dalla proposta di delibera della Giunta, significa “regalare” valore ad alcune aree. In cambio una parte del ricavabile verrebbe acquisita dal Comune che, in tempo di crisi e di “tagli”, è in grave difficoltà finanziaria . Apparentemente ci guadagnano tutti (privati proprietari delle aree ed Istituzione). Alla lunga, però, a perderci è la città che viene privata della possibilità fare scelte urbanistiche sulla base dell’interesse pubblico. Per dare una base giuridica a queste politiche urbanistiche “contrattate” si sono inventati i “diritti edificatori” spostabili da un’area all’altra e, con l’iscrizione in un apposito registro, trattabili tra i privati … L’edizione aggiornata de : “Le mani sulla città”. Vi è un ulteriore rischio : nell’attuale situazione di riduzione dell’utile d’impresa e di scarsa liquidità , ad avere interesse a costruire è, soprattutto, chi dispone di capitali non proprio “puliti”. Sappiamo da tempo che le infiltrazioni malavitose in Piemonte hanno trovato nell’edilizia il loro cavallo di Troia.
Infine vogliamo sottolineare che adottare come “normale” l’uso del regime delle deroghe previsto dalla Legge 106/2011, con un’apposita deliberazione di indirizzo , fa sì che lo si renda, di fatto, alternativo allo strumento delle varianti al Piano regolatore, facendo così cadere quel poco di partecipazione e di controllo democratico che i cittadini possono esercitare tramite le osservazioni.
Accettare o meno il ricorso a questi meccanismi è una scelta politica. Il Consiglio Comunale non ha alcun obbligo di far ricorso allo strumento della” valorizzazione” delle aree, né tantomeno di adottare “criteri generali” che finirebbero per condizionare pesantemente le scelte future. La deroga ai normali strumenti di gestione urbanistica dovrebbe avere alla base solo l’interesse pubblico (non limitato alla riqualificazione dell’area o al versamento di oneri, ma ad esempio nel caso di pericolo) e l’eccezionalità dell’intervento.
Quello che, a nostro parere, serve alla Città è ben altro. I consiglieri, delegati dai cittadini a rappresentarli, ma anche soggetti alla responsabilità che questo comporta, dovrebbero aprire, con tutti i mezzi a disposizione, un dibattito sul futuro urbanistico di Pinerolo. Sono necessarie chiare, indipendenti e ulteriori indagini conoscitive, incontri con la popolazione(anche, e soprattutto, nei quartieri sede di stabilimenti in dismissione) per conoscere i bisogni reali dell’area, confronto con altre esperienze , concorsi di idee, coinvolgimento delle scuole. Occorre elaborare insieme il progetto di una città inserita in un mondo che sta cambiando, anche come conseguenza della crisi in atto . Ciò ci induce, diversamente che nel passato, al risparmio di suolo e alla riqualificazione dell’esistente da attuare con scelte attente e partecipate.
Non si può rispondere al nuovo con le vecchie politiche. Il futuro, che ci piaccia o no, sarà necessariamente altro.
Chiediamo perciò all’Amministrazione di non adottare la deliberazione relativa alle linee guida per la valorizzazione delle aree industriali in dismissione avviando invece il confronto con i cittadini per la revisione del P.R.G.C.
Salviamo il paesaggio. Difendiamo i territori.
Osservatorio 0121
Pinerolo 18 ottobre 2012

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 Link per chi vuol seguire il dibattito:

-Valorizzazioni urbanistiche. La Sezione Pinerolese di Italia Nostra formula le sue osservazioni al sindaco di Pinerolo. Su questo blog.
- Sentinelle del territorio. le vicende urbanistiche di Pinerolo. Intervista al dott. Andrea Chiabrando e all'ing. Marcello Bruera gruppo  consiliare "Progetto Pinerolo" a cura di Libera Pinerolo
- Informazioni sulla PMT. PD Pinerolo
- Valorizzazioni senza regole. Blog Mov. 5 Stelle
- Urbanistica. Valorizzazioni un intenso dibattito. Sul sito del gruppo Progetto per Pinerolo

La commissione urbanistica di Pinerolo per discutere dell'argomento è stata convocata il giorno 23 ottobre 2012 alle ore 18,00. Ricordiamo che le riunioni delle commissioni consiliari sono pubbliche; tutti i cittadini possono partecipare come semplici uditori ed è facoltà del Presidente, su richiesta concedere la parola.

Ulteriori segnalazioni e/o interventi sull'argomento possono essere fatte tramite i commenti all'articolo che trovate qui sotto.


 

martedì 16 ottobre 2012

Quello che c'è da sapere su Cassa depositi e prestiti

 
[Articolo tratto  da  Altreconomia] La puntata  di Report, "Un tesoro di Cassa", apre interrogativi sul ruolo di Cdp nel panorama economico, politico e sociale del Paese. Un dossier -la raccolta dagli articoli pubblicati da Altreconomia sul tema da febbraio 2011- aiuta a chiarire alcuni degli aspetti rimasti in sospeso
 
C’è un banca, in Italia, che ha una rete di 14mila sportelli. [...] si chiama Cassa depositi e prestiti, è presieduta da Franco Bassanini (più volte titolare del dicastero della Funzione pubblica), ed è oggi la più 'liquida' d’Italia, con una disponibilità di circa 128 miliardi di euro".
Era luglio dello scorso anno, e con queste parole presentavamo ai lettori di Ae la Cdp, "il sovrano sconosciuto". Dietro alcune scelte strategiche prese dal governo in merito al funzionamento di questa istituzione, intravedevamo la volontà di istituire un vero e proprio fondo sovrano, "sfruttando" in questo modo il risparmio postale dei cittadini italiani.
Ieri sera, Report ha portato la Cassa depositi e prestiti in prima serata tv, fornendo un'analisi "di base" rispetto alla composizione e al funzionamento della stessa, che non è tuttavia in grado di garantire una lettura adeguata della complessità del problema.

Per questo, pensiamo sia utile ripercorrere -utilizzando tutti gli articoli pubblicati su "Altreconomia" a partire da febbraio 2011- "costruire" e mettere a disposizione un "dossier Cdp".

"Il sovrano sconosciuto" [luglio/agosto 2011],
"La ragnatela della Cassa" [luglio/agosto 2012] e
"La ragnatela della Cassa" [versione animata dell'infografica, luglio/agosto 2012]

Utility, reti elettriche, autostrade e aeroporti: tutte le partecipate del fondo partecipato da F2i "Il fondo onnivoro" [febbraio 2011]

Il ruolo di Cdp-I, e delle fondazioni bancarie (socie di Cdp) nel promuove l'edilizia privata sociale"La casa è un paradosso" [giugno 2012]

Un piccolo focus l'abbiamo dedicato [anche] al ruolo di Cdp nel promuovere progetti autostradali nel Paese "Mi butto in carreggiata" [marzo 2012] e

Infine, il Fondo strategico italiano e Finmeccanica"Finmeccanica l'insostenibile" [settembre 2012] e
"L'insostenibile bilancio di Finmeccanica" (video), dove abbiamo posto ad Alessandro Pansa (direttore di Finmeccanica e membro del cda di Fondo strategico italiano) una domanda sul suo possibile conflitto d'interesse [28 giugno 2012]