martedì 8 gennaio 2013

Intervento della sezione Pinerolese di Italia Nostra sull'assetto edilizo del Merlettificio Turck di Pinerolo


Pinerolo 08 gennaio 2013

Sulla Stampa del 22 dicembre è apparsa la notizia che il Sindaco Buttiero aveva raggiunto l’accordo con i privati per abbattere il Merlettificio Turck; a distanza di alcuni giorni è arrivata sull’Eco del Chisone la precisazione del Sindaco medesimo che la demolizione non riguarderà il fabbricato su Corso Piave, il cosiddetto “Follone”, rimandandone la valutazione ad un confronto con la Soprintendenza.

Benché la salvezza – temporanea - del Follone sia comunque positiva, permane la sottovalutazione dell’importanza che il Turck e la sua area rivestono per Pinerolo. Sottovalutazione che  - dispiace doverlo constatare – riguarda anche la pratica urbanistica nel suo complesso, vista spesso solo come edilizia e come dispensatrice di cubature.

Ricordiamo a questo proposito che si è pensato di risolvere il tema delle aree industriali in dismissione (PMT) con semplici permessi di costruire, per di più in deroga e che si è affermato che il nuovo Piano Regolatore, promesso in campagna elettorale, non serve più in quanto manca la domanda di nuova edilizia, prescindendo dalla sproporzionata offerta che l’attuale Piano ancora offre e che andrebbe anzitutto ridimensionata.

In questo quadro, non stupisce dunque che la preoccupazione per il Turck sia anzitutto fare pulizia, demolendo parte dei fabbricati ed inghiaiando un piazzale, favorendo il successivo intervento delle proprietà.

Ma se da un lato è assolutamente condivisibile l’auspicio del Sindaco che il Turck, da area degradata si trasformi in risorsa e sviluppo per la città, occorre valutare come questa operazione verrà gestita.

La regia pubblica da attuarsi attraverso la compilazione d’ufficio del piano Particolareggiato dell’area da parte del Comune di Pinerolo non garantisce affatto rispetto all’esito soddisfacente dell’intervento poiché il problema sta nelle regole che il Piano Regolatore fissa nella zona e nelle volumetrie che ammette.

Le norme del Piano Regolatore omettono la valutazione del valore documentale e storico dell’ex Merlettificio che andrebbe viceversa valorizzato quale importante brano di archeologia industriale e quale ideale contenitore per numerose funzioni pubbliche e private come già evidenziarono i contributi resi dalla Soprintendenza e dalla Prof.ssa Chierici a supporto del Convegno sul Turck promosso da Italia Nostra nel 2010.

Ma le previsioni del Piano Regolatore sono sovradimensionate anche sotto il profilo quantitativo, 800 nuovi alloggi in una zona già congestionata dal traffico e non più giustificabili in rapporto alle classi di idoneità all’utilizzazione urbanistica recentemente adottate recependo il PAI; difficilmente giustificabili anche le previsioni viarie e infrastrutturali, in particolare il costosissimo sottopasso che il Piano Regolatore prevede sotto la ferrovia per Torre Pellice, peraltro ora dismessa, e a pochi passi dal Lemina, che inevitabilmente lo sommergerà come già accade per altri analoghi manufatti a Pinerolo.

Infine l’area urbanistica del Turck, in gran parte inedificata benché di matrice preindustriale, è delimitata dal Lemina e dal Moirano che rendono l'intervento fragile non solo dal punto di vista della sicurezza idrogeologica ma difficilmente conciliabile con le disposizioni del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio che tutela il valore ambientale e paesaggistico delle relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna. Come non bastasse sono sottoposte a tutela monumentale anche gli apparati idraulici facenti parte del Rio Moirano.

Insomma; prevedere un intervento di tale rilevanza e così articolato in un’area simile è figlio di un’urbanistica datata, ancorata agli anni ’50 se non addirittura agli anni ’30 ove si demolisse il Merlettificio per questioni di igiene come si faceva nei celebri “sventramenti” di littoria memoria.

Ma se questo Piano Regolatore proprio non lo si vuole come detto correggere, invitiamo allora il Sindaco – che è pur sempre anche assessore all’urbanistica – a valutare attentamente le conseguenze delle ipotizzate demolizioni poiché in tal caso ricorreranno tutte le norme previste per le nuove costruzioni, incluse soprattutto le prescrizioni – non solo quelle delle Norme Tecniche del Piano Regolatore - ma anche quelle dell’art. 29 della L.R. 56/77 che stabiliscono le distanze dei fabbricati dai canali, per cui le nuove costruzioni non potranno certamente risorgere sull’impronta del vecchio merlettificio.

Ci appelliamo infine in un’ottica costruttiva alle forze progressiste che sostengono la Giunta attuale ed in particolare al PD ed al suo capogruppo, architetto Luca Barbero, principale forza di maggioranza, affinché memore della tradizione dei Cederna, dei De Lucia e dei Cervellati, recuperino dignità e spessore culturale alla pratica urbanistica a Pinerolo che non è solo regolamentazione della domanda e diritto ad edificare ma anche visione, valori e partecipazione democratica.
 
Il Direttivo della Sezione Pinerolese di ITALIA NOSTRA



lunedì 7 gennaio 2013

Campagna No Slot. Ribelliamoci alle slot machine!


Il mensile VITA lancia una campagna di mobilitazione  contro le lotterie istantaneee, le slot machine ed il gioco on line che stanno avendo parecchia diffusione e causano l'impoverimento delle famiglie, dei territori ed il dilagare delle ludopatie che ormai, si calcola, interessano circa 800mila italiani. Dato che il fenomeno anche a livello locale, oltre ad essere in forte espansione, provoca parecchio disagio (familiare e sociale) pubblichiamo l'appello del mensile VITA  auspicando che anche nel pinerolese si possano sviluppare sensibilizzazione, dibattito,  proposte di intervento  e informazione  su questo tema.

"Occorre mobilitarsi per mettere un freno a un fenomeno che sta mettendo in ginocchio milioni di persone e migliaia di famiglie.  In una società sempre più segnata da precarietà e incertezze, il gioco d'azzardo di massa rappresenta un moltiplicatore dello stato di crisi e, al tempo stesso, trasforma un problema sociale e economico in un dilemma dal quale difficilmente si può uscire senza assumere una posizione chiara e decisa.

Attraverso il Manifesto No Slot (che potete leggere in allegato), Vita propone di prendere posizione, trasformando in proposta il disagio di tutti dinanzi a un fenomeno che ha assunto proporzioni inaudite.

Sono circa 35 milioni, gli italiani dediti al gioco. Di questi circa 2 milioni sono giocatori "patologici". Non solo: nei primi mesi del 2012, le entrate tributarie derivanti dal gioco hanno superato i 10 miliardi di euro. Per questo serve una mobilitazione, che abbia prima di tutto la forma di una presa di coscienza e sensibilizzi associazioni e istituzioni di territorio rispetto a un fenomeno drammaticamente in crescita.
Famiglie, associazioni, amministratori locali, insegnanti e studenti: tutti sono chiamati a aderire e a inviarci proposte. A noi, ora, sembra quanto mai urgente e necessario cominciare a far rete. Per dare una risposta chiara e precisa: basta con la (dis)economia dell'azzardo!
Per questo ti invitiamo a firmare la nostra petizione."
Nella pagina www.vita.it/noslot potete trovare tutte le informazioni e le notizie legate alla nostra iniziativa.

Firma la petizione di vita.it
Puoi firmare la petizione cliccando qui.
Il manifesto No Slot. Scarica e fallo firmare!
Puoi scaricare la versione pdf del manifesto cliccando qui.
Gli adesivi No Slot. Scaricali e falli esporre!
Puoi scaricare i pdf degli adesivi cliccando qui (normale) e qui (a rovescio, per le vetrine).
Tutte le notizie No Slot su Vita.it
Potete trovare la rassegna stampa di tutte le notizie dedicate da vita.it all'argomento cliccando qui.
Il blog di Simone Feder
Potete leggere i post di "NoSlot", il blog di Simone Feder, cliccando qui.

venerdì 4 gennaio 2013

Le 10 multinazionali piu' pericolose del mondo


[FONTE: ECOCOSAS.COM ] Non importa dove tu viva, è impossibile scappare alla globalizzazione. L’unica via d’uscita è informarsi per scegliere con coscienza prima di comprare.In iziare a coltivare e a produrre i propri alimenti, ridurre il consumo di petrolio e dei suoi derivati, riforestare, comprare solo il necessario, ascoltare la propria voce interiore invece di quella della pubblicità … sono piccoli passi per sfuggire ai grandi mostri. E ricordarsi sempre che il potere di scelta è nostro, non diamo loro la soddisfazione di cadere nelle loro grinfie.

1. Chevron

Sono diverse la grandi compagnie petrolifere che starebbero in questa lista, ma la Chevron merita un posto d’eccezione. Tra il 1972 e il 1993 la Chevron (allora Texaco) ha riversato 18 miliardi di galloni di acqua tossica nei boschi tropicali dell’Ecuador senza intervenire minimamente, distruggendo i mezzi di sussistenza degli agricoltori locali e facendo ammalare le popolazioni indigene. Nel 1998 la Chevron ha contaminato anche gli Stati Uniti, la città di Richmond (California) ha querelato la compagnia per smaltimento illegale di sostanze inquinanti senza aver effettuato il trattamento delle acque reflue, contaminando così le forniture di acqua. Lo stesso è accaduto nello New Hampshire nel 2003.

La Chevron è stata responsabile della morte di diversi nigeriani che hanno protestato contro l’impresa per la sua presenza e per lo sfruttamento del delta nigeriano. La compagnia ha pagato la milizia locale conosciuta per i suoi abusi contro i diritti umani, per mettere a tacere le proteste, fornendo loro perfino elicotteri e barche. I militari aprirono il fuoco contro i manifestanti, e rasero poi al suolo i loro villaggi.

2. De Beers

Questa impresa non bada a spese, e finanzia, appoggia e crea autentiche guerriglie e dittature del terrore per poter continuare a ottenere, attraverso lo sfruttamento di bambini e adulti, la pietra preziosa. In Botswana, De Beers è stata accusata per la “pulizia” delle terre da cui estrae i diamanti, e per il trasferimento forzato dei popoli indigeni che vivevano li da migliaia di anni. Pare che il governo abbia tagliato le forniture d’acqua, minacciato, torturato e impiccato pubblicamente i dissidenti.

Per non parlare della sua quasi totale assenza di responsabilità verso l’ambiente, degli inesistenti diritti dei lavoratori, delle vite umane, e delle sue campagne sudice e maschiliste.

3. Phillip Morris

Phillip Morris è il più grande produttore di sigarette degli Stati Uniti e del mondo. È ormai noto che le sigarette causano cancro nei fumatori, e difetti di nascita nei bambini di madri che fumano durante la gravidanza. Il fumo di sigaretta contiene 43 cancerogeni conosciuti e più di 4.000 sostanze chimiche, incluso il monossido di carbonio, la formaldeide, il cianuro di idrogeno, l’ammoniaca, la nicotina e l’arsenico. La nicotina, sostanza chimica che costituisce il principale elemento psicoattivo nel tabacco, da dipendenza psicologica. Fumare aumenta la pressione arteriosa, danneggia il sistema nervoso centrale e la costrizione dei vasi sanguigni. Le cicche di sigarette sono uno dei principali inquinanti che i fumatori buttano via quotidianamente e sono lenti a degradarsi. Molti di questi filtri si fanno strada nel terreno o nell’acqua, dove i loro componenti chimici si comportano come vere sanguisughe.

Il tabacco contamina la terra con gli estesi ettari di monocoltivazione, cosparsi quotidianamente con agrotossici, e anche la sua produzione industriale inquina (si utilizzano, infatti, enormi quantità di carta, cotone, cartone, metallo, combustibili …), il suo consumo inquina l’atmosfera, danneggia chi le compra e chi sta loro vicino. Le sue cicche impiegano anni a degradarsi disperdendo nel terreno e nell’acqua un’enorme quantità di sostanze tossiche.

4. Coca-Cola

La bevanda preferita del mondo o “il latte del capitalismo”, accumula querele e sanzioni in diversi paesi a causa delle gravi contaminazioni, delle cattive pratiche lavorative e per l’uso di acque non autorizzate.ella fase di produzione, la compagnia utilizza quasi tre litri di acqua per ogni litro di prodotto finito. Le acque di scarto sono costituite da sostanze inquinanti che la multinazionale deposita in luoghi protetti, come accadde in Colombia, situazione per la quale fu multata nell’agosto scorso dalla Segreteria Regionale per l’Ambiente del municipio di Bogotá. È stato dimostrato che la compagnia aveva scaricato acque residuali nell’Humedal de Capellanía, nella zona di Fontibón. Il fatto è considerato un attentato contro un’area di speciale importanza e protezione ecologica. Il processo di inquinamento dell’Humedal de Capellanía iniziò con la scadenza del permesso di riversamento concesso alla multinazionale per cinque anni e con la non autorizzazione della Segreteria per l’Ambiente a rinnovare tale permesso. Successivamente, grazie a dei sopralluoghi tecnici, è stato verificato lo stato della rete fognaria di Coca-Cola e la realizzazione di discariche industriali, chiaramente non autorizzate.

Una situazione molto simile si è verificata in India nel 2005, dove un migliaio di manifestanti hanno marciato per chiedere la chiusura dello stabilimento vicino Varanasi. Denunciavano che tutte le comunità vicine agli stabilimenti di imbottigliamento Coca-Cola stessero subendo l’espropriazione delle loro terre e l’inquinamento delle falde acquifere. Analisi tossicologiche hanno dimostrato la presenza di alte percentuali di pesticidi vietati come il DDT e, da “buoni vicini”, hanno distribuito i loro scarichi industriali ai contadini di Mehdigani dicendo che sarebbero serviti da “concime”. Il risultato è che oggi quei suoli sono sterili.

Come se non bastasse, la bevanda in questione, oltre a consumare acqua in eccesso, non apporta nessun elemento nutritivo, anzi, contiene alte concentrazioni di zucchero, uno dei fattori che maggiormente contribuisce all’obesità che colpisce sempre di più le popolazioni dei paesi in via di sviluppo, generando inoltre, problemi dentali. L’effetto dissetante è dato dall’acido fosforico.

Sapevate che …

• La Spagna è il paese europeo che consuma più Coca-Cola?

• Prodotti come Fanta, Sprite, Aquarius, Nestea, Minute Maid, Tab, Sonfil, Finley, Nordic Mist o Fruitopia (ce ne sono 324 diversi) appartengono a Coca-Cola?

• Una lattina da 33 cl. contiene 35 gr. di zucchero?

• Nel 1931 Coca-Cola ha cambiato l’abito verde di Babbo Natale con quello rosso in una campagna pubblicitaria, per abbinarlo al colore della sua società?


• Alcune università ad Atlanta, Toronto, California, Irlanda o Berlino hanno già espulso Coca-Cola dai propri campus?

• Le bottiglie di plastica di Coca-Cola non sono di materiale riciclato, ma di plastica vergine?

• Sarà stata una casualità che l’ex presidente messicano Fox fosse anche ex rappresentante di Coca-Cola? e che Adolfo Calero, ex amministratore di Coca-Cola, fosse agente della CIA e volto pubblico della ContraNicaragüense? e l’ambasciatore degli Stati Uniti in India? e il magnate golpista Cisneros, in Venezuela? e il ministro Jorge Presno, in Urugay?

• Dispone di delegazioni in più di 200 paesi, tra i quali anche paradisi fiscali come il Bahrein o le isole Cayman, per evadere le tasse a proprio beneficio?

• Nel 2003 ottennero benefici per 21.044 milioni di dollari (la metà delle spese previste dall’ONU per garantire l’educazione primaria a tutti i bambini del mondo)?

• Guida potenti gruppi di potere: si oppose al trattato di Kyoto attraverso le sue lobby US Council for International Business e la Business Round Table, cambiò regolamenti nell’UE attraverso l’American Chamber of Commerce, è la fondatrice dell’International Life Science Institute che influenza molto la FAO e la OMS, ecc.?

• Contiene prodotti transgenici?

La prossima volta che compri una bevanda, ricorda l’inquinamento degli Humedales, l’uso non autorizzato di acque sotterranee, la violenza, che un litro equivale a tre … non è meglio una limonata?

5. Pfizer

Come se la massiccia sperimentazione su animali non fosse già abbastanza straziante, Pfizer ha deciso di utilizzare i bambini nigeriani come fossero porcellini d’India. Nel 1996 la casa farmaceutica andò a Kano, in Nigeria, a testare un antibiotico sperimentale nel terzo mondo, per combattere malattie come il morbillo, il colera e la meningite batterica. Diedero trovafloxacina a circa 200 bambini. Decine di loro morirono nell’esperimento, mentre molti altri svilupparono malformazioni fisiche e menomazioni mentali. Pfizer può vantarsi anche di essere tra le prime dieci compagnie statunitensi responsabili dell’inquinamento atmosferico.

Per non parlare degli incentivi milionari che fornisce ai medici e ai governi affinché prescrivano i suoi “farmaci”.

6. McDonald’s

Ogni anno migliaia di bambini consumano il fast food (“cibo veloce”) di un’impresa responsabile della deforestazione dei boschi, dello sfruttamento dei lavoratori, e della morte di milioni di animali: McDonald’s. Strategie di marketing abilmente architettate hanno permesso l’espansione di McDonald’s in 40 paesi, dove l’empatica immagine di Ronald McDonald e il suo Happy Meal, vende ai bambini il gusto per il cibo rapido, associandolo a un’idea di allegria. Questa pubblicità ha avuto un grande successo in diverse parti del mondo, contribuendo agli alti tassi di obesità infantile.
L’alimentazione che propone questa impresa è totalmente carente di sostanze nutrienti. Inoltre, questo cibo è conosciuto in tutto il mondo come “cibo spazzatura”, e non è un caso che riceva questo nome.

Gli hamburger e i “nuggets” offerti da McDonald’s provengono da animali mantenuti in condizioni artificiali per tutta la loro vita: privati di aria libera e luce solare, vengono ammucchiati al punto da non poter allungare le zampe o le ali (nel caso dei polli), rimpinzati di ormoni per accelerare la crescita e di antibiotici per arrestare le molteplici infezioni alle quali sono esposti a causa delle insalubri condizioni che genera il sovraffollamento. I polli vengono fatti ingrassare al punto che le zampe non sono più in grado di reggere il loro peso. Per la concessione del franchising, McDonald’s acquista a basso prezzo terreni che prima ospitavano boschi tropicali e li deforesta per consacrarli all’allevamento. Offre salari minimi ai suoi dipendenti, approfittando delle minoranze etniche e assumendo minori.

I prodotti di McDonald’s, con il loro alto contenuto di grassi, zuccheri e sale, contribuiscono al sovrappeso dei bambini, alla resistenza all’insulina e al conseguente Diabete di Tipo 2.
Ah, vi avevo detto che è stata una delle finanziatrici della campagna di George W. Bush?

7. Nestlé

Neslté e la sua enorme distesa di crimini contro l’uomo e la natura, come la massiccia deforestazione nel Borneo - l’habitat degli orango è stato seriamente compromesso - per coltivare la palma da olio, l’acquisto di latte dalle fattorie confiscate illegalmente da un despota in Zimbabwe. La Nestlé iniziò a provocare gli ambientalisti con le sue ridicole affermazioni che l’acqua imbottigliata è “ecologica”, da li in poi la sua sinistra rete di controllo e distruzione è andata dipanandosi.

Nestlé ha condotto campagne a livello mondiale per convincere le madri dei paesi in via di sviluppo a utilizzare il suo latte per neonati al posto del latte materno, senza fornire le informazioni sui possibili effetti negativi. Pare che Nestlé abbia assunto donne vestite da infermiere per portare gratuitamente il latte in polvere in questi paesi, latte che viene spesso mischiato con acqua contaminata. I mezzi di informazione non hanno parlato dei bambini morti di fame perché, una volta finito il latte, le loro madri non potevano permettersi di comprarne altro.

8. British Petroleum

Chi potrebbe dimenticare l’esplosione, nel 2010, di una piattaforma petrolifera nella costa del Golfo del Messico, che causò 11 morti oltre alle migliaia di uccelli, tartarughe marine, delfini e altri animali, distruggendo la pesca e l’industria del turismo della regione? Questo non è stato il primo crimine contro la natura commesso dalla BP. Tra gennaio del 1997 e marzo del 1998, BP ha provocato la bellezza di 104 fuoriuscite di petrolio. Tredici lavoratori della squadra di perforazione morirono nel 1965 durante un’esplosione, 15 in un’esplosione nel 2005. Ancora nel 2005, un traghetto che trasportava lavoratori della compagnia, naufragò provocando la morte di 16 di loro. Nel 1991, la EPA (Agenzia ambientale degli stati Uniti) menzionò la BP come l’impresa più inquinante degli Stati Uniti. Nel 1999 la compagnia fu accusata di uso illegale di sostanze tossiche in Alaska, poi, nel 2010, di aver immesso pericolosi veleni nell’aria, in Texas. Nel luglio 2006 gli agricoltori colombiani ottennero un accordo con la BP dopo averla accusata di ricorrere a un regime di terrore portato avanti dai paramilitari del governo colombiano che proteggevano l’oleodotto di Ocensa. Non c’è modo di far agire correttamente la BP.

9. Monsanto

Monsanto, è l’impresa che ha creato e sostiene gli alimenti geneticamente modificati, gli ormoni della crescita per i bovini, l’avvelenamento con prodotti agrotossici. La lista di Monsanto include: la creazione dei semi “suicidi” (Terminator), brevettati allo scopo di generare piante che non producono semi, costringendo così gli agricoltori a ricomprarli ogni anno; l’istituzione di lobby che etichettino con la dicitura “libero da ormoni” il latte e il latte artificiale per neonati (questa dicitura si trova anche se il bovino ha ingerito ormoni della crescita, un comprovato agente cancerogeno); così come un’ampia gamma di violazioni ambientali e della salute umana associate all’uso dei veleni Monsanto - soprattutto l’Agente Arancio. Tra il 1965 e il 1972 la Monsanto ha riversato illegalmente tonnellate di residui altamente tossici nelle discariche del Regno Unito. Secondo l’Agenzia per l’Ambiente, trent’anni dopo, i prodotti chimici stavano ancora contaminando le falde acquifere e l’aria.
Monsanto è nota per aggredire i propri agricoltori che invece afferma di “sostenere”, come quando denunciò un agricoltore facendolo incarcerare per aver conservato i semi del raccolto di una stagione per piantarli la stagione seguente.

10. Vale

La miniera Vale, transnazionale brasiliana presente in 38 paesi, è la più grande impresa di sfruttamento di minerali dell’America Latina e la seconda a livello mondiale. Tra i vari meriti, spicca quello di aver partecipato allo sviluppo della centrale idroelettrica di Belo Monte, situata ad Altamira, in Brasile. Il progetto, infatti, ha colpito il fiume Xingú, la principale fonte di sostentamento della regione, causando un drastico cambiamento nel paesaggio amazzonico e nella vita di migliaia di popolazioni che vivono lungo le sponde di uno dei principali fiumi del Brasile.

A Carajás, nella regione brasiliana di Pará, numerose famiglie sono state sgomberate, hanno perso le loro case e ognuno ha qualche parente morto a causa della costruzione della linea ferroviaria realizzata dall’impresa, denunciata anche per le pessime remunerazioni e condizioni di lavoro dei propri impiegati.

Le conseguenze del modo di agire della miniera non si limitano solo al Brasile. Nella regione di Tete, in Mozambico, un’intera popolazione è stata cacciata dalla sua terra affinché l’impresa potesse portare avanti lo sfruttamento del carbone. In cambio l’impresa ha costruito un insediamento in cui le case e i servizi pubblici non sono sufficienti a garantire le condizioni basilari per lo s
iluppo della popolazione.

Esistono purtroppo molte altre corporazioni che si sono guadagnate tutto il diritto di essere presenti in questa lista, come la Samsung, la Tepco, Barclays, Microsoft, Intel, Sony … ecc.

Fonte: http://ecocosas.com/
Link: http://ecocosas.com/eg/las-10-multinacionales-mas-peligrosas-del-mundo/
18.07.2012

Scelto e Tradotto per www.comedonchisciotte.org da SILVIA SOCCIO

martedì 25 dicembre 2012

SE LA TUA BANCA "VENDE" ARMI, MOLLALA


[da lettera Tra Terra e cielo] C'E' CRISI? NON SI DIREBBE...
Oltre 2 miliardi di euro. E' la somma per cui le banche italiane hanno fatto da intermediarie per l'esportazione di armamenti. In pratica hanno finanziato e/o incassato per conto di mercanti di morte questa incredibile quantità di soldi. La cifra non lascia indifferenti. Potrebbe bastare la citazione dell'articolo 11 della nostra Costituzione per far accendere un semaforo rosso di fronte a questa consuetudine: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Ma vogliamo aggiungere un'amara considerazione: non c'è crisi per tutti. Nonostante forbici e scure abbiano alleggerito i conti di tutti noi, le banche armate continuano a fare affari a gonfie vele. Non c'è giustificazione che tenga. Ci sono le grandi banche straniere con sedi in Italia: Deutsche Bank, BNP Paribas, Barclays, Crédit Agricole, i grandi gruppi italiani come Unicredit e BNL, ma, e dispiace dirlo, compaiono anche banche locali come le Banche di Credito Cooperativo (“la tua banca è differente”????).
A quanto pare resta solo Banca Etica con sedi in molte regioni italiane, accessibile per tutti on line o attraverso i banchieri ambulanti: www.bancaetica.org

BANCHE ARMATE cioè quelle banche che finanziano il mercato delle armi. L'elenco è a disposizione di tutti perché esiste una legge (la 185 del 1990) che obbliga il governo a rendere pubblici i dati sul finanziamento e il commercio delle armi. Tuttavia la lista pubblicata è parziale per due motivi. Riguarda solo le operazioni ufficiali cioè autorizzate dal governo.
Nulla sappiamo di operazioni non ufficiali se, come è possibile, ce ne sono. Nella lista compaiono solo i nomi di grandi gruppi bancari che, in anni recenti, hanno monopolizzato il mercato acquisendo molte banche minori o locali. Se la tua banca non c'è, verifica a quale gruppo appartiene e, se è il caso, dille di smettere.

ELENCO BANCHE ARMATE 2011
e valore delle operazioni autorizzate agli istituti di credito per l'esportazione di armamenti. Cifre in euro.

Deutsche Bank, succursale italiana: 664.433.783,94 (664 milioni di euro!)
BNP Paribas Succursale Italia: 491.388.309,46
Banca Nazionale del Lavoro: 222.975.288,96
Barclays Bank PLC: 184.959.352,39
Crédit Agricole Corporate and Investment Bank: 174.565.969,00
Unicredit: 169.282.325,90
Banco di Brescia: 119.866.736,93
Natixis: 69.732.801,00
Banca Valsabbina: 67.047.638,45
Cassa di Risparmio della Spezia: 51.979.437,91
Banca Popolare Commercio e Industria: 43.473.615,48
Commerzbank: 33.978.166,15
Banco di Sardegna: 25.744.801,56
Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio: 10.967.544,00
Unicredit Corporate Banking: 8.970.467,19
Banco di San Giorgio: 8.508.080.65
Banca Carige: 7.724.478,84
Banco Bilbao Vizcaya: 6.410.004,42
Société Générale: 5.216.236,00
Banca Popolare dell'Emilia Romagna: 3.828.626,44
Credicoop Cernusco sul Naviglio: 3.225.446,61
Banca Popolare di Spoleto: 2.917.197,69
Europe Arab Bank PLC: 2.633.615,94
Cassa Risparmio Parma e Piacenza: 2.572.404,35
Banca Popolare Friuladria: 2.239.776,50
Banca Ubae: 1.287.090,00
Banca del Piemonte: 82.260,00
Intesa Sanpaolo: 4.059,00
TOTALE: 2.386.015.514,77

Fonte: Relazione 2012 (relativa al 2011) Ministero dell'Economia e delle Finanze

domenica 23 dicembre 2012

UN NATALE "ARMATO" di Alex Zanotelli

Il 10 dicembre eravamo a Roma davanti al Parlamento per protestare contro la Riforma delle Forze Armate voluta dal Ministro della Difesa, l’ammiraglio Di Paola. I rappresentanti dei movimenti per la pace erano stretti attorno a una gigantesca bandiera della pace che occupava la larghezza dell’anti-piazza davanti al Parlamento. Eravamo lì per chiedere ai Parlamentari di non votare la Riforma delle Forze Armate. Tutto inutile! Quel pomeriggio il Parlamento ha definitivamente approvato il disegno di legge delega. La Destra ha votato compatta a favore, nonostante avesse appena sfiduciato il governo. Il PD, nonostante alcune voci contrarie, ha pure votato a favore. Unico partito contrario:IDV. Un amaro regalo di Natale questo che il governo Monti ci lascia prima di dimettersi. Un regalo alla casta dei militari, alla lobby dei mercanti di morte. La riforma infatti ci costerà nei prossimi dieci anni, l’astonomica cifra di 230 miliardi di euro!
La Legge  autorizza le Forze Armate a riorganizzarsi in proprio in dodici mesi con una delega, per ora in bianco. Inoltre questa Legge prevede un taglio di 43 mila addetti sia militari come civili nei prossimi dieci anni.
 La cosa però che sorprende è che i soldi risparmiati rimangono al Ministero della Difesa per l‘ammodernamento ‘ dell’esercito. Mentre per la Spending Rewiew  di Monti, i soldi risparmiati avrebbero dovuto rientrare nel Bilancio dello Stato. Ed invece saranno usati per comperare i nuovi sistemi d’arma.
In poche parole il Ministro della Difesa avrà un miliardo di euro in più all’anno da spendere in nuove armi! Inoltre la nuova legge prevede che gli enti locali dovranno rimborsare il Ministero della Difesa per gli interventi di soccorso e prima emergenza come terremoti e alluvioni.
Tutto questo avviene mentre la crisi economica lascia senza lavoro centinaia di migliaia di lavoratori e non ci sono soldi per il welfare, per la sanità, per la scuola , per il terzo settore.
Assistiamo attoniti al tradimento del governo Monti e dei partiti.
E mentre è passata in tutta fretta la Riforma della Difesa (se ne parlava da vent’anni!), non si è fatto nulla per la Riforma della Cooperazione, che è l’altra faccia della medaglia! E questo nonostante che ci sia un ministro cattolico, A. Riccardi, alla Cooperazione Internazionale. (E’ da vent’anni che girano in Parlamento proposte di riforma della Cooperazione internazionale che è ormai ridotta ai minimi termini!). Nel 2000 l’Italia aveva promesso all’ONU che avrebbe versato lo 0,7% del suo PIL per sconfiggere la povertà. L’Italia , all’ultimo posto nella graduatoria, ha disonorato in questi dodici anni gli impegni presi arrivando allo 0,2% del PIL mentre spende il 2% del PIL in armi.
Siamo giunti così alla follia di spendere, lo scorso anno, 26 miliardi di euro (dati SIPRI) a cui bisogna aggiungere 15 miliardi di euro per gli F-35. Si tratta di 41 miliardi di euro: una vera e propria manovra! Nessun taglio alle armi, anzi la Difesa avrà un miliardo in più da spendere nell’acquisto di sofisticati strumenti di morte. Mentre  il governo Monti ha tagliato fondi alla scuola, alla sanità, al terzo settore.
Mi amareggia il silenzio della Conferenza Episcopale Italiana. Altro che ‘pace in terra agli uomini di buona volontà’ che è il cuore del messaggio natalizio.
Il nostro paese sceglie ancora una volta la via della morte invece della vita.
E’ un Natale amaro, un Natale ‘armato’.
                                                                                               Alex    Zanotelli
 Napoli,21 dicembre 2012

venerdì 14 dicembre 2012

Il comitato provinciale acqua pubblica Torino scrive una lettera ai sindaci del Torinese in vista dell'assemblea SMAT del 14/12/12

Signor Sindaco,

Nelle recenti assemblee dei Comuni soci SMAT, solo pochi Sindaci hanno scelto di obbedire alla legge e rispettare la volontà popolare chiedendo che SMAT restituisca ai cittadini utenti € 17.000.000 incassati illegalmente nell’anno 2011 a partire dal 21 luglio 2011 data di entrata in vigore dell’esito del 2° referendum che ha abrogato i profitti sull’acqua.

Da allora ATO3 e SMAT non hanno mosso un dito ed è contro questa inerzia che il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ha lanciato l’ Obbedienza Civile invitando i cittadini-utenti ad attuare essi stessi il referendum pagando la bolletta dell’acqua ridotta della quota del 15,35% per il 2011 e del 16,32% per il 2012 corrispondente al profitto sull’acqua abrogato con il secondo referendum.
...

La SMAT ora li minaccia di sospendere l’erogazione dell’acqua come se fossero utenti morosi. Si tratta invece di cittadini consapevoli dei loro diritti che ATO3 e SMAT non rispettano.

Così come il rappresentante del Comune di Torino non risptta il mandato del Consiglio Comunale di Torino che “impegna il Sindaco e la Giunta ad attivarsi presso l’ATO3 e la SMAT per eliminare la voce “remunerazione del capitale investito in attuazione dell’esito del referendum del 12 e 13 giugno 2011” (v. Mozione n. 66 del 9 luglio 2012)

Conti alla mano, dal 21 luglio al 31 dicembre 2011 SMAT ha incassato indebitamente circa 17.000.000 di euro a titolo di remunerazione del capitale investito a cui non aveva più diritto perché abrogata dal referendum. Questa cifra va restituita agli utenti per rispettare la legge in vigore.

Non tragga in inganno l’affermazione di SMAT di aver comunque accantonato 6 milioni di euro a questo scopo. Mancano altri 11 milioni …e cioè proprio la cifra che nell’Assemblea di oggi SMAT propone di ripartire tra i Comuni invece di restituirla ai cittadini utenti.

Signor Sindaco,

votare contro la proposta ATO3 e SMAT significa abolire una tassa “mascherata” imposta illegalmente ai cittadini.

Si opponga a questa truffa dei conti e della democrazia. Rispetti la volontà espressa da 26 milioni di italiani il 12 e 13 giugno 2011.

Il suo voto ripristini la legalità, restituisca ai cittadini utenti la quota di profitto sull’acqua indebitamente riscossa da SMAT e la fiducia nel Consiglio comunale che Lei rappresenta.

Dic 2012

giovedì 6 dicembre 2012

Reggio Emilia Sabato 15 dicembre 2012 Manifestazione nazionale per la gestione pubblica e partecipata dell'acqua e dei beni comuni


Un anno e mezzo fa i referendum del 12 e 13 Giugno sancivano che la grande maggioranza delle cittadine e dei cittadini vogliono l'acqua e i servizi pubblici locali fuori dal mercato.

Nonostante ciò, continua il tentativo dei governi, nel quadro delle politiche liberiste Europee, di ristabilire ed estendere il potere dei mercati e della finanza in ogni settore della società, attaccando l'esito referendario.
La crisi economica, sociale e ambientale, è diventata quindi anche crisi della democrazia.
A Reggio Emilia e a Piacenza sono scaduti gli affidamenti del servizio idrico ad IREN e si è aperta la possibilità di attuare concretamente la ripubblicizzazione dell'acqua con aziende di diritto pubblico; per questo abbiamo scelto di convocare a Reggio Emilia la Manifestazione.
Per tutelare l'Acqua e tutti i Beni Comuni, è necessario difendere il territorio dalla cementificazione e da grandi opere non necessarie, adottare politiche incentrate su riduzione dei rifiuti e recupero della materia, sulla chiusura progressiva degli inceneritori, dare vita a piani energetici sostenibili opposti all’attuale Strategia Energetica Nazionale (SEN).
E’ necessario rinaturalizzare i corsi d'acqua e sviluppare piani di manutenzione idrogeologica del territorio, valorizzandone la conoscenza e le potenzialità del lavoro. L'acqua come paradigma della lotta per la riappropriazione sociale e democratica dei Beni Comuni.
Per farlo è indispensabile contrastare i processi di privatizzazione e finanziarizzazione, a partire dal rifiuto della nascita di una Grande Multiutility del Nord, di cui IREN, A2A e la fusione Hera/Acegas sono tasselli.
Chiediamo che le amministrazioni locali decidano di riprendersi la propria autonomia esprimendo concretamente la volontà politica di rispettare la volontà espressa dai loro cittadini, per una gestione pubblica e partecipata dei Beni Comuni. Perchè senza partecipazione e riappropriazione democratica non ci sono Beni Comuni. Facciamo come Napoli che ha ripubblicizzato il servizio idrico. Facciamo come Parigi e Berlino...
Come Movimento per l'Acqua ci appelliamo ai cittadini, ai lavoratori, agli studenti, a tutte le associazioni, ai comitati, ai sindacati e partiti, a chi anima le vertenze territoriali a difesa del territorio, dell'ambiente e dei beni comuni per costruire assieme una grande e colorata manifestazione il 15 Dicembre.
Sarà una giornata per affrontare la crisi proponendo un nuovo modello di sviluppo e un rinnovato intreccio con tutti i movimenti in lotta per quei beni, servizi e risorse che non possono essere considerati come merce con cui farci pagare il debito e toglierci il futuro.
PER LA RIPUBBLICIZZAZIONE DEL SERVIZIO IDRICO E DEI SERVIZI PUBBLICI LOCALI
CONTRO LE PRIVATIZZAZIONI E IL PROGETTO DI MEGA MULTIUTILITY DEL NORD
CONTRO LE DEVASTAZIONI DEL TERRITORIO E I CONTENUTI DELLE STRATEGIE ENERGETICHE NAZIONALI
CONTRO LE GRANDI OPERE, INUTILI, COSTOSE E DANNOSE
PER PIANI DI INVESTIMENTO PER ACQUA E GESTIONE DEL TERRITORIO
PER LA DEMOCRAZIA DEI BENI COMUN

 
MANIFESTAZIONE SABATO 15 DICEMBRE 2012 - Reggio Emilia

  • Mattino (10.00-13.30) - Convegno “La ripubblicizzazione del Servizio Idrico e dei Beni Comuni, in Italia e all’Estero” - Cinema Cristallo (Via Giuseppe Ferrari Bonini, 4 - Guarda la mappa)
  • Pomeriggio (14.30-17.00) - Manifestazione e corteo, concentramento davanti al Cinema Cristallo (Via Giuseppe Ferrari Bonini, 4 - Guarda la mappa), conclusione in Piazza Martiri del 7 luglio
 
Assemblea Nazionale del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

 




martedì 4 dicembre 2012

Il comitato provinciale acqua pubblica Torino scrive ai sindaci dei comuni serviti da SMAT

Signor Sindaco,

tra pochi giorni Lei dovrà recarsi all’Assemblea dei Comuni soci SMAT. Riteniamo doveroso ricordarLe che a tutt’oggi in quell’Azienda permane una situazione problematica dal punto di vista legale oltre che democratico.


Come certo saprà, i Referendum del 12 e 13 giugno 2011 hanno abrogato la voce tariffaria che va sotto il nome di remunerazione del capitale, ma nonostante ciò essa continua a essere conteggiata nelle tariffe dell’acqua, incidendo per il 15,35% sulle bollette emesse nel 2011 e per il 16,32% nel 2012, come evidenziato nella tabella qui sotto.


Ciò costituisce prima di tutto la violazione di un principio democratico, dato che anche la Corte Costituzionale nella sua sentenza 199 del 2012 ha affermato l’esistenza del vincolo referendario.


Ma vogliamo anche ricordarLe che sono false e tendenziose le affermazioni secondo cui la rinuncia alla quota illegalmente percepita da SMAT farebbe mancare le risorse per gli investimenti. In realtà la remunerazione del capitale costituisce dividendo per gli azionisti, mentre le risorse per effettuare gli investimenti vengono reperite tramite finanziamenti bancari.

D’altra parte, continuare a drenare risorse tramite la distribuzione di dividendi comporta la crescita dell’indebitamento dell’azienda verso le banche e non è da sottovalutare il rischio che ciò finisca per minare la stabilità economica di SMAT.


Signor Sindaco, le rinnoviamo la richiesta di prendere posizione nella prossima Assemblea dei Comuni soci SMAT a favore della legalità e della democrazia, affinché SMAT restituisca ai cittadini i profitti che ha finora percepito illegalmente.

Ma le chiediamo anche di agire tramite l’AATO3 e le sue aree omogenee per sostenere la trasformazione di SMAT in Azienda speciale consortile di diritto pubblico e metterla così al riparo dalla privatizzazione.


La ringraziamo dell’attenzione e Le inviamo i migliori saluti.
 

Comitato Provinciale Acqua Pubblica Torino
Via Mantova 34 – 10153 Torino
Cell. 388 859 74 92ncipio