sabato 14 gennaio 2012

Speculazione sul cibo: in prima fila c'è anche Unicredit

[tratto dal sito della Campagna per la riforma della banca mondiale] Una ricerca di Friends of the Earth e di altre Ong europee svela il ruolo delle istituzioni finanziarie nel controverso business delle commodities alimentari e dell’accaparramento delle terre.
Roma, 12 gennaio 2012 – L’Unicredit è una delle banche private che con le loro operazioni hanno contribuito a esacerbare la fame nel mondo esasperando i prezzi delle commodities alimentari. A rivelarlo un nuovo rapporto redatto da Friends of the Earth Europe, alla cui realizzazione ha partecipato anche l’italiana CRBM.
Nella pubblicazione, intitolata “Farming Money, how European banks and private finance profit from food speculation and land grabs”, sono esaminate con grande attenzione le attività di 29 grandi istituti di credito, tra cui figurano oltre all’Unicredit Deutsche Bank, Barclays, RBS, Allianz, BNP Paribas, AXA, HSBC, Allianz e Credit Agricole, fondi pensione e compagnie assicurative come l’italiana Generali. Numerosi entità, con le loro operazioni, incentivano inoltre l’accaparramento di terre a scapito delle comunità più povere del Sud del Pianeta.
La speculazione finanziaria è la principale causa dell’innalzamento dei prezzi delle commodities alimentari negli ultimi anni, testimoniata dal picco assoluto registrato a metà del 2011 dall’Indice della FAO sui Prezzi del Cibo (238, oltre 30 punti in più rispetto al massimo precedentemente riscontrato nel 2008). Per fare un esempio, gli speculatori controllano ormai il 60 per cento del mercato dei cereali, a fronte del 12 per cento di 15 anni fa.
Unicredit (tramite Pioneer Investments) colloca un fondo hedge specializzato in commodities (Pioneer Funds – Commodities Alpha) con un patrimonio di oltre 600 milioni di euro. Il fondo investe per oltre il 50% in commodities agricole (per il 26,3% in granaglie, per il 17,9% in soft commodities agricole, per il 6,2% in bestiame e per il 3,5% in oli vegetali).
“La crisi finanziaria epocale di questi anni e le difficoltà attuali di Unicredit nell’aumento di capitale non hanno insegnato niente al vertice di Piazza Cordusio” ha dichiarato Antonio Tricarico della CRBM. “E’ inaccettabile che tra i principali responsabili di chi affama i poveri nel pianeta ci sia la “banca made in Italy” che chiede soldi a cittadini ed investitori oggi per non sprofondare. Solamente la messa al bando di prodotti derivati e strutturati inutili e complessi, come gli exchange traded funds, collegati alle commodity agricole potrà porre fine alla speculazione sul cibo. Che Unicredit dismetta questo business e dia finalmente un segnale di cambiamento vero” ha concluso Tricarico.
Per scaricare il rapporto:

giovedì 12 gennaio 2012

Pinerolo la zona urbanistica “C.P.7”: un caso esemplare

Riportiamo qui uno stralcio della ricostruzione fatta dall'Osservatorio 0121 (gruppo locale difesa del Paesaggio) sulla vicenda urbanistica della zona CP7, ai piedi di monte Oliveto. Chi volesse leggere l'intero documento trova il link a fondo pagina.

La vicenda della C.P.7, trascinandosi oramai da mesi, si è imposta come un elemento centrale della politica pinerolese.
Ha destato interesse anche fuori dal “palazzo” diventando argomento di discussione pubblica (cosa che raramente succede per l’“urbanistica”). Ciò ha permesso, tra l’altro, di raccogliere qualche elemento di conoscenza in più di quanto normalmente è dato “a sapere”ai non addetti ai lavori.
Proviamo a riassumere sinteticamente.
Un’aggregazione di dieci imprese (in parte cooperative) ha “progettato”, per oltre dieci anni, un intervento di edilizia residenziale ai piedi della collina di Pinerolo (zona di “Monte Oliveto”).
Complessivamente si intende costruire 11.084 mq “vendibili”di edilizia residenziale (120 – 130 alloggi) e 3207 mq di autorimesse (circa 200 unità). La maggioranza delle imprese coinvolte nel progetto aveva ottenuto la promessa di un finanziamento (a fondo perduto) da parte della Regione Piemonte. Importo complessivo: circa 1,3 milioni di euro. Tale contributo è stato, successivamente, revocato a causa dei termini scaduti.
Alla fine del lungo iter burocratico il Consiglio Comunale (competente in materia urbanistica) ha “bocciato”il Piano di Edilizia Convenzionata (P.E.C.) presentato dai tecnici del Consorzio. Le imprese hanno ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale chiedendo l’annullamento della delibera ed il pagamento, da parte del Comune, dei “danni”(sono stati richiesti oltre otto milioni di euro … ).
Il T.A.R., con una sua ordinanza, ha rilevato una carenza di motivazioni nella delibera (ammettendo, implicitamente, la “sovranità”del Consiglio ma ribadendo, altresì, che ogni scelta, per non rischiare di essere “discrezionale”, va adeguatamente motivata).
Il primo di dicembre il Tribunale sarebbe dovuto entrare nel merito del ricorso ma, su richiesta delle Parti (probabilmente, ambedue, desiderose di trovare un accordo) l’udienza è stata spostata ad Aprile.
Nel frattempo (ma già in passato qualcosa si era mosso e, facendo leva sulle contraddizioni della maggioranza, aveva imposto l’attenzione al problema … ) è sorto il Comitato “per la difesa di Monte Uliveto”che, nello spazio di qualche settimana, ha raccolto oltre 1000 firme di cittadini pinerolesi contrari al sorgere di questo nuovo comparto edilizio. Con molto ottimismo si può parlare di un primo iniziale embrione di “urbanistica partecipata”.
Il caso, al di là del suo pur rilevante aspetto contingente, assume, quale “precedente”, una grande importanza per il futuro edilizio di Pinerolo. Soprattutto in vista (?) di un prossimo Piano Regolatore Generale Comunale (P.R.G.C.) della Città.
È proprio in prospettiva di una nuova (e ci si augura “diversa”) fase che si deve riflettere sulle trasformazioni subite dal territorio comunale.

La vicenda della C.P.7 può aiutarci in proposito. [omissis..]


Chi volesse continuare la lettura puo consultare  qui l'intero documento.



martedì 10 gennaio 2012

Corso di Linux Ubuntu a Pinerolo

L'associazione Software Libero Pinerolo (S.Li.P.) organizza nei giorni 14, 21 e 28 Gennaio 2012 un corso gratuito, introduttivo a Linux su distribuzione Ubuntu.
Il corso verrà tenuto a Pinerolo (in via Alliaudi 12). Per iscriversi inviare una email all'indirizzo gianlucaboero@alice.it  fornendo i seguenti dati:
- Nome e Cognome
- Email
- Recapito telefonico (al fine di essere contattati per eventuali comunicazioni urgenti sul corso)
- Possibilità di portare il proprio Pc (è preferibile averlo con se) ed in caso affermativo se funziona con reti Wireless e se ha già una distribuzione Linux installata (specificare quale).
Il corso rivolto agli utenti alle prime armi con il sistema operativo GNU/LInux cerca di dare una risposta pratica alle problematiche più frequentemente incontrate dai nuovi utenti. Si invita chi fosse intenzionato a partecipare a consultare anche il sito web http://www.softwareliberopinerolo.org/ dove troverete un riferimento del corso.

lunedì 9 gennaio 2012

Verbale riunione GAS 6 dicembre 2011

Sono stati segnalati problemi nella gestione di alcuni ordini (arance e pasta ad esempio):
- i referenti devono gestire una grande quantità di prodotto, il che implica un notevole carico di lavoro anche fisico le modalità di consegna dei corrieri non consentono di prevedere con precisione gli orari per poter organizzare più efficacemente lo scarico e la distribuzione, anche avvalendosi di eventuali volontari. 
- c’è uno squilibrio tra la mole di prodotto gestita ed il numero di persone che partecipano al GAS attivamente. Il modo di interagire con i referenti da parte di alcuni gasisti fa pensare che non sappiano cos’è il GAS, come viene organizzato e gestito l’acquisto, come lavorano i referenti (tra l’altro in modo volontario); pare venga confuso con un qualsiasi negozio (ed il referente con un negoziante).

Sono sorte alcune considerazioni:
Qualcuno segnala che la dimensione del GAS è talmente ampia da facilitare meccanismi di delega e di adesione passiva; molti si limitano ad ordinare i prodotti che desiderano, senza partecipare al lavoro del GAS (nè al lavoro di elaborazione e riflessione sull’acquistare e consumare e poi sulla scelta dei prodotti - che si svolge nelle riunioni - nè al lavoro concreto necessario di gestione dei rapporti coi produttori e di distribuzione dei prodotti)
Ci sono persone che non partecipano alle riunioni perchè impossibilitate (orari di lavoro incompatibili con le riunioni serali) o perchè già molto impegnate (ad es. impegni rilevanti dentro l’associazione), ma in quel caso le si conosce comunque e a qualche momento od evento trovano il modo di partecipare (ad es al convegno di Frossasco o ad iniziative  presso lo Stranamore) condividendo una parte della vita del GAS; altre, invece, sono persone sconosciute, che non partecipano ad alcuna iniziativa in alcun modo

Sono sorte alcune proposte:

alcuni referenti chiedono un ricambio; non abbiamo deciso come gestire questa richiesta Paolo propone di verificare la composizione del GAS. Attualmente c’è una mailing list molto vasta, che riceve tutte le informazioni spedite dal GAS; propone che resti tale, cioè che tutti quelli che non richiedono espressamente di essere cancellati continuino a ricevere tutte le informazioni. Gli iscritti a Gasdotto sono 85 circa; In una riunione si potrebbe scorrere insieme l’elenco, per rendersi conto insieme di chi siano; intanto però il rinnovo della tessera ARCI per il 2012, vincolo per il rinnovo dell’iscrizione a gasdotto, costituirà un filtro automatico. Non abbiamo deciso se scorrere insieme l’elenco in una prossima riunione
Andrea  propone di preparare un documento - da poi trasformare in volantino o mail da far circolare - in cui si spieghi agilmente cos’è il Gas Stranamore, in modo da sensibilizzare le persone che vogliono acquistare con noi e da renderle più consapevoli della natura e del funzionamento di un gruppo d’acquisto.
Si decide di aprire un documento modificabile da chiunque, collocato su google documenti nell’account del gastessile.

Rispetto ai problemi specifici dell’ultima fornitura di agrumi:
Sono arrivati agrumi deteriorati, probabilmente per il trasporto, durato una settimana, in casse rivestite di cellophane. Ci sono diverse cause all’origine del problema:
1) ci sono corrieri che lavorano male; potremmo forse scegliere corrieri migliori se avessimo degli ordini superiori; sarebbe possibile se ordinassimo insieme agli altri GAS del pinerolese
2)  Sono disponibili solo arance navel, più delicate, che hanno soppiantato la coltivazione di varietà locali più robuste ma disponibili per poche settimane nella stagione. Come ci comportiamo a questo riguardo, dato che da noi cerchiamo di promuovere una politica opposta, di mantenimento o ripristino di vecchie varietà, in funzione della biodiversità e di un consumo consapevole?
3) Se le arance vengono raccolte col maltempo si conservano meno: siamo disposti a riceverle quando è possibile, permettendo al coltivatore di scegliere quando raccoglierle?
4) Non conosciamo abbastanza i fornitori, quindi è difficile capire.  Per i produttori lontani si ipotizza di utilizzare degli interlocutori in loco affidabili per sapere meglio chi sono i produttori e come lavorano; ad esempio associazioni come Libera, le Fattorie Didattiche, i GAS siciliani... Non abbiamo deciso come procurarci queste eventuali fonti di informazione

 Per quanto riguarda un rapporto più intenso tra i GAS del pinerolese, si decide di allargare a tutti l’ordine dell’intimo di made in NO, chiedendo ad ogni GAS di inviare una tabella con l’ordine collettivo di quel GAS

domenica 8 gennaio 2012

Martedi' 10 gennaio 2012. Riunione generale G.A.S.


Come deciso al termine nell'ultimo incontro, la consueta riunione del GAS, che si svolge il primo martedì di ogni mese, per questo mese è stata posticipata al secondo martedì. Dunque ci vedremo martedì 10 gennaio 2012 alle ore 21,00 sempre presso l'associazione Stranamore. 
In questo incontro tratteremo alcune questioni organizzative - su cui abbiamo iniziato a confrontarci nell'ultimo periodo - per migliorare il funzionamento del nostro gruppo e programmare le attività del 2012.

A martedì!

martedì 27 dicembre 2011

IL REGALO DI NATALE DI UNA FRAZIONE DI MAGGIORANZA DEI CONSIGLIERI COMUNALI AI PINEROLESI: LA PRIVATIZZAZIONE DEL 40% DELL' ACEA


Nella serata di mercoledi 22 dicembre 2011 in consiglio comunale a Pinerolo si è sancita la  vendita di almeno il 40% a privati dei servizi di un'azienda che appartiene a tutti i cittadini pinerolesi.
Con i soli voti contrari della Federazione della Sinistra, di Italia dei Valori, del Movimento 5 Stelle,  con l'astensione dell'unico  consigliere presente (su 2) della Lista Covato Sindaco  (SEL Ponzio Pilato?), con il voto favorevole del Partito Democratico con l'appoggio al voto dei consiglieri dei Moderati, di Progetto per Pinerolo (PDL), della Lega Nord e dell'indipendente Camusso il consiglio comunale di Pinerolo ha approvato una delibera che prevede  lo smembramento dell'ACEA e la privatizzazione, con quota almeno del 40% con limite  max del 48% ai privati, su due rami (società srl) dell'ACEA (rifiuti e energia/teleriscaldamento) e (quasi unico comune in Italia!!) si da mandato esclusivamente all'organo amministrativo della ACEA S.p.A. (che non mi pare sia l'assemblea dei sindaci) all'eventuale formazione di una società (srl) per la gestione del servizio idrico integrato della quale però (con tempismo inverosimile) si approva già lo statuto (vedasi allegato A). Sull'acqua quindi, "eventualmente" secondo compatibilità economiche stabilite da chi "amministra" (?) l'ACEA, si continua a perpetuare la logica del profitto (logica che è stata invalidata dal secondo quesito referendario), tutto il contrario di una azienda speciale come chiedono i referendari e di come si sta cercando di fare in vari comuni Italiani (Napoli, Provincia di Lecco, ecc...), dove i sindaci, vogliono applicare la volontà dei cittadini espressa con il voto.  Tale delibera, della quale potete scaricare il testo e gli allegati collegandovi ai link che trovate in fondo all'articolo, al momento è stata approvata da vari consigli comunali (probabilmente tutti) facenti parte del bacino ACEA (alcuni comuni  hanno approvato una delibera simile nel mese di marzo 2011 in versione addirittura precedente al referendum ed altri la stessa delibera nel mese di novembre) e da quanto apprendiamo è già stata resa operativa dall'assemblea dei sindaci di ACEA S.p.A.  (con rappresentanza 80% capitale sociale e a quanto si legge scarsa o quasi nulla discussione da parte dei presenti).
Cercherermo come comitato acqua del pinerolese di commentare la delibera, il bilancio 2010 dell'ACEA e le linee programmatiche approvate dall'assembela dei sindaci, nelle prossime settimane (se la "trasparenza" dell'azienda lo permetterà: se verrrano pubblicati i verbali dell'assemblea sul sito aziendale); per adesso a me preme sottolineare come dal punto di vista gestionale e funzionale  il  voto favorevole alla privatizzazione della gestione dei servizi dell'ACEA in consiglio comunale non va a favorire un avvicinamento dei servizi che l'azienda gestisce alle esigenze del territorio di riferimento, anzi, molto probabilmente la disponibilità dell'azienda di mettersi a "servizio" del territorio potrebbe nei fatti uscirne indebolita.
Infatti la trasformazione prevista in holding dell'azienda ACEA industriale S.p.A. affidando a delle controllate la gestione degli impianti (magari gestendo i servizi più onerosi e meno redditizi con “l'appalto a privati”) diminuisce ancora di più il controllo (da alcuni definito già scarso) che i Comuni hanno sull'operato dell'azienda allontanando sempre di più (per via della capitalizzazione e/o finanziarizzazione che richiede indipendenza e ricerca continua di allargamento dell'operatività) la stessa dalle esigenze del territorio di riferimento, aumentando la capacità di costrizione da parte dell'azienda sui Comuni che dovrebbero controllarne il funzionamento, proporne le linee programmatiche e verificare la  capacità di svolgere "bene" i servizi che il territorio  richiede.
Se si vanno a vedere gli statuti delle società, votati nella delibera approvata, si puo' notare che diminuisce la possibilità di esercitare un controllo dal basso (anche da parte dei comuni soci), avere informazioni sull'operato dell'azienda,  sopratutto sulle sue controllate (quelle operative compresa la srl per l'acqua), sul bilancio, sugli utili, sulla loro distribuzione ed anche indirettamente sulle tariffe (costi servizio) e si apre per i vari servizi  la possibilità di un'espansione extra territoriale e di partecipazione in altre società nonchè la possibilità di creare ancora altre specifiche società.
Mi viene qui in mente una frase che ripete sovente Marco Bersani, esponente dei movimenti per l'acqua, che afferma che se si guarda sul dizionario il contrario di "pubblico" è "segreto". Di conseguenza ogni volta che si riduce la sfera di "pubblico" si estende proporzionalmente la sfera del "segreto". Con buona pace dei fautori del pubblico che controlla.
Chi accetta questo passaggio come inevitabile perché oggi le cose devono andare così, perché l'economia richiede queste modalità operative snelle, perchè solo i  manager sono in grado di salvare il bene aziendale meglio addirittura se stanno in consiglio di amministrazione (daltronde i conflitti di  interesse sono cosa superata), non fa altro che porsi all'interno della logica che ci sta portando al baratro quella di un'economia che viaggia per se stessa per far soldi con e per i soldi senza badare al servizio a cui è demandata e tanto meno ai territori.
La sfida oggi, se si vuole veramente costruire qualcosa di solido (quello "sviluppo sostenibile" in grado di garantire un qualcosa di tangibile alle generazioni future) e non castelli di sabbia, passa attraverso una rideterminazione del ruolo di questa azienda spostando il baricentro della gestione verso il basso (non verso l'alto come si sta facendo), vicino al territorio, vicino alle esigenze degli utenti, allargando la partecipazione alla gestione attraverso un coinvolgimento diretto degli utenti, dei lavoratori, dei consigli comunali.
Con questa delibera si va nella direzione assolutamente contraria si asseconda l'obiettivo degli amministratori ACEA di rendersi sempre più indipendenti dalle amministrazioni di riferimento, facendo profitti con le tariffe pagate dagli utenti che devolveranno (in misura maggiore o minore a seconda delle prioritarie “esigenze aziendali” e naturalmente a seconda delle esigenze dei futuri soci privati) alle amministrazioni di riferimento al fine anche di “tacitarle” sulle loro “lamentele” sul servizio. Il tutto a spese ovviamente di chi paga le tariffe. 
Paolo Bertolotti - Coordinatore comitato acqua pinerolo

martedì 20 dicembre 2011

LETTERA AL SINDACO ED AI CONSIGLIERI COMUNALI DI PINEROLO SU PRIVATIZZAZIONE ACEA

Costituzione di nuove società ACEA per «Ciclo dei rifiuti» e «Teleriscaldamento» e selezione dei soci privati di minoranza nelle nuove società.
Il 20 dicembre il Consiglio comunale dovrà esaminare una proposta di modifica di trasformazione dell’Acea da società a capitale interamente pubblico a società mista a pubblico-privato in cui il socio privato disporrà non meno del 40% del capitale.
In quanto «custodi» del risultato referendario che il 12 e 13 giugno avente per oggetto «Servizi pubblici locali di rilevanza economica, vi chiediamo di applicare la decisione di 26 milioni di elettori (di cui16.800 di Pinerolo) di abrogare L’art.. 23 bis del DL 112/2008,con la conseguente abrogazione anche del regolamento (dPR 168/2010).
La decisione referendaria consente ai Comuni o al loro consorzi di mantenere la gestione dei servizi pubblici locali sotto il totale controllo pubblico. Non comprendiamo perciò le ragioni della parziale privatizzazione proposta. Vorremmo infatti capire quali vantaggi avranno gli utenti, i cittadini, i lavoratori dalla nuova gestione del servizio “rifiuti” e “teleriscaldamento parzialmente privatizzato: Minori tariffe, maggiore efficienza, maggiore trasparenza, maggiore partecipazione di utenti e lavoratori alla gestione? Stiamo utilizzando un servizio pubblico che funziona abbastanza bene. perché cambiarne le modalità di gestione? Quali ne sono i benefici pubblici?
Sappiamo bene che, dopo il referendum, è intervenuto l’art, 4 del DL n. 138/2011 (e succ. modifiche) che prevede una sostanziale riproposizione del vecchio art. 23 bis ad eccezione della normativa relativa al Servizio idrico integrato.
Già tre Regioni (Puglia, Marche, Veneto) hanno sollevato eccezione di incostituzionalità di tale normativa. Forse è bene attendere il pronunciamento della Corte prima di decidere la privatizzazione dell’ACEA.
Il Comitato promotore del Referendum appoggia l’iniziativa davanti alla Corte costituzionale e sta anche promuovendo ricorsi anche davanti a Tribunali amministrativi avversi alle decisioni di quei Comuni che non rispettino il voto popolare del referendum. Un azione giurisdizionale che, a livello locale, vorremmo evitare.  La tempistica per la applicazione del art 4 del DL 138/2011 è stata modificata dal DL 201/2011 (Monti) e prevede tempi più lunghi (fino al al 31 marzo) per eventuali adempimenti dei comuni.
Approvando la delibera si rischia di assumere decisioni su cui si dovrà re-intervenire in seguito. Non esiste urgenza per le decisioni. Vi chiediamo perciò di rinviare ogni decisone in merito per consentire attraverso appositi incontri pubblici l’informazione, l’approfondimento e la discussione dei cittadini sul futuro del servizio pubblico oggi gestito dall’ACEA.
Ringraziamo per l’attenzione
p.. Il Comitato Acqua Bene comune – Pinerolo
Paolo Bertolotti
Pinerolo, 18 dicembre 2011

lunedì 19 dicembre 2011

ACEA PINEROLESE VERSO LA PRIVATIZZAZIONE?

A Pinerolo di solito le decisioni "importanti" si prendono in fretta senza far troppo rumore e troppe discussioni (poche righe o niente sui giornali locali, documenti e informazioni ai consiglieri comunali date all'ultimo momento chissà quanto complete, ecc...) magari proprio anche prima di qualche festività o delle ferie. E' notizia fresca che è convocato il 20 dicembre il consiglio comunale della città per decidere su una proposta di trasformazione dell'ACEA (azienda che gestisce acqua, gas, rifiuti, riscaldamento nel pinerolese) da società (Spa) di capitale  interamente pubblico a società mista pubblico-privato in cui il socio privato disporrà non meno del 40% del capitale (si ipotizza sino al 48%). Il tutto in barba ai voti ed ai votanti il referendum dello scorso giugno.  Apriamo qui la discussione su questo "spinoso" argomento  con un articolo Di Luca Beltramone che potete trovare al seguente indirizzo:
http://lucabeltramone.it/2011/12/18/acea-verso-la-privatizzazione-del-teleriscaldamento-e-dei-rifiuti/

ACEA: VERSO LA PRIVATIZZAZIONE DEL TELERISCALDAMENTO E DEI RIFIUTI? 

La nuova disciplina stabilisce che l’affidamento del servizio pubblico locale di rilevanza economica (eccetto il servizio idrico integrato) se superiore a 900.000 Euro, dovrà avvenire alternativamente o attraverso una gestione concorrenziale del servizio o imponendo all’ente pubblico di aprirsi al privato.
Nel primo caso si genererà un mercato concorrenziale in cui accanto al soggetto pubblico opereranno uno o più soggetti privati. Nel secondo caso la gestione del servizio verrà affidata a società miste pubbliche e private. Il socio privato dovrà essere scelto, con gara pubblica, tra soggetti con comprovate capacità ed esperienza nella gestione del servizio e la partecipazione del privato dovrà essere superiore al 40% del capitale sociale.
In base a questo scenario Acea Pinerolese Industriale S.p.A. vorrebbe creare due nuove S.r.l. (una per la gestione del ciclo dei rifiuti ed una per la gestione del teleriscaldamento)attraverso un conferimento di due rami d’azienda.
Data l’importanza dell’operazione mi chiedo perchè il nostro consiglio comunale, entro il 23/03/2011, debba approvare questa operazione di riorganizzazione industriale quando il termine legale è fissato al 31/03/2012. Perchè non è stato dato tempo ai nostri consiglieri di valutare se per l’utente/cittadino non fosse stato meglio generare un mercato concorrenziale? Mi sembra manchi della trasparenza.
Dalla nota integrativa di Acea Pinerolese Industriale S.p.A. compare nel prospetto relativo alla ripartizione dei ricavi per singolo settore di attività che il ricavo derivante dalla gestione del teleriscaldamento, relativo all’esercizio 2010, è pari a 407.174 Euro.
Non essendo superiore al limite di 900.000 Euro non capisco il motivo per cui scorporare questo ramo d’azienda per gestirlo singolarmente rispetto alle altre attività.
Dal punto di vista tecnico attraverso l’operazione di conferimento dei due rami d’azienda nelle due nuove S.r.l., Acea Pinerolese Industriale S.p.A. deterrà il 100% del capitale sociale delle due costituende.
Sarà l’unico socio. Deciderà la strategia relativa all’ingresso del socio privato nel capitale delle due società destinate alla gestione del ciclo rifiuti e del teleriscaldamento. Sulle scelte di politica industriale delle due S.r.l. i Comuni ed in particolar modo il Comune di Pinerolo, principale azionista di Acea Pinerolese Industriale
S.p.A., verranno superati dalla stessa S.p.A. Il Comune di Pinerolo, sulle due nuove S.r.l., verrà privato di decidere in merito:
- all’approvazione del bilancio ed alla determinazione della distribuzione degli utili;
- alla nomina dell’organo amministrativo;
- alla nomina dei componenti del collegio sindacale;
- alla modifica dell’atto costitutivo.
Se il nostro consiglio comunale approvasse l’opzione di aprire la società pubblica al capitale privato perchè non procedere con una scissione dei due rami d’azienda al posto del conferimento?
Il risultato sarebbe il medesimo per quel che riguarda la creazione delle due S.r.l.. La differenza sta nel fattto che la proprietà resterebbe in mano ai Comuni. In questo modo continuerebbero ad essere i Comuni a decidere su: approvazione bilancio e determinazione della distribuzione dei dividendi, nomina dell’organo amministrativo, nomina dei componenti del collegio sindacale e modifiche relative all’atto costitutivo.
E’ vero che col conferimento, per via della disciplina relativa alla direzione e coordinamento, i Comuni eserciterebbero sempre una qualche influenza indiretta sulle attività relative alla gestione dei rifiuti
ed alla gestione del teleriscaldamento. Ma quel che più mi lascia perplesso e che i Comuni perdano la proprietà diretta di due servizi così fondamentali per la collettività.